Tradizioni dell’Hina matsuri: la festa delle bambine oggi e nel passato.

Il tre di marzo è Hina matsuri: una festa per augurare salute e felicità alle bambine.
È una festa dalle origini molto antiche ma ancora molto sentita da mamme, nonne e bambine. Tuttavia, il modo di celebrarla è mutato rispetto al passato per adattarlo allo stile di vita moderno.
In questo post (aggiornato il 1 marzo 2026) spiegherò quali sono le maggiori differenze fra la festa delle bambine di un tempo e di oggi, basandomi sulle testimonianza di persone anziane con cui ho conversato.

Il modo di esporre le Hina è cambiato

Nei giorni che precedono l’Hina matsuri, le famiglie in cui ci sono bambine espongono in casa le Hina, cioè degli oggetti a forma di bambola atti ad attrarre e a ospitare temporaneamente i kami (le divinità) protettori del focolare domestico. Questo tipo di oggetti si chiamano yorishiro.
In cambio dell’ospitalità i kami proteggono la crescita e la salute delle bambine.

In un altro post ho spiegato le caratteristiche e il significato delle Hina.

Oggi, come in passato l’esposizione delle Hina è il fulcro dell’Hina matsuri e sono ancora i nonni materni a comprare una coppia di quando nasce una nipote.

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Dankazari a sette piani nella residenza Nozaki (Kojima)

Un’icona dell’Hina matsuri è senza dubbio la scala a più gradini, coperta da un drappo rosso, sulle quali sono poste la coppia delle Hina (dairibina) e altri elementi corollari.

Questo apparato si chiama dankazari e quello con effetto più scenografico è a sette gradini, ma ce ne sono da cinque e tre gradini.

Oggi il dankazari a sette gradini, completo di Hina e corollari, non viene più comprato da molte famiglie per ragioni economiche (costa una follia) e di spazio.

Ma, come mi ha detto la signora Yasuko, anche in passato, il dankazari non era alla portata delle fasce povere.

La mamma aveva fatto le Hina di stoffa e le esponevamo sulla cassettiera

Signora Yasuko (80 anni)

Negli anni compresi fra il 1950 e il 1980, l’acquisto dei sette gradini subì un notevole incremento.
A rendere possibile il possesso del dankazari, oltre al boom economico, era la notevole ampiezza delle camere delle case tradizionali. La scala a sette piani è, infatti, decisamente voluminosa e con il progressivo rimpicciolirsi dell’area abitabile degli appartamenti, i dankazari si sono ridotti a tre piani.

Hina-meguri-festa-bambine

Ancora più spesso l’esposizione delle Hina si limita alla sola coppia davanti a un byōbu dorato (paravento) e bombori (lumi).
Questa forma si chiama Shinnokazari.

Alternativamente, le Hina e le altre figure stanno tutte insieme su uno stesso piano, come in figura.

Nell’area del Kansai e in particolare a Kyōto e nello Hyōgo, era costume porre delle miniature di cucina e di utensili da cucina (Hina dogu) sotto l’ultimo piano del dankazari.

La tradizione vide il suo picco fra la fine del XIX secolo e i primi del 1900 ma sparì dopo il 1960.

Hina dogu riproducevano nei minimi dettagli l’aspetto delle cucina dell’epoca e osservandole è possibile studiare l’evoluzione delle attività domestiche fra i secoli XIX e il XX.

I modelli sono in media 60 cmx 40 cm. Guardate un po’ se riuscite a vedere il pozzo nella cucina di fine Ottocento, il focolare nelle cucina degli anni venti del Novecento, una mensola per la statuina di “Hotei” protettore della sicurezza in casa posta sul kamidana, la mensola dove sono poste le offerte alla divinità protettrice del focolare. C’era persino una trappola per topi! (non mostrata)

Tutte le foto delle cucine sono state fatte al Museo del giocattolo di Himeji, durante l’esposizione temporanea per l’Hina meguri e le notizie le ho apprese dai depliant del museo.

Oggi è di moda l’Hina meguri

Le famiglie che non intendono più esporre il dankazari o che non hanno membri femminili nella loro famiglia, spesso li donano alla città, che li espone durante l’Hina meguri.

Hina meguri significa “andare per Hina” ed è un evento atto a promuovere il turismo locale.
Hina vintage e antiche vengono esposte nelle case storiche e nei loro giardini, negli edifici pubblici o dietro alle finestre della gente comune. In questo modo Hina che starebbero chiuse in armadi e soffitte possono ancora essere ammirate.

È bello intravedere i dankazari attraverso i vetri delle finestre delle case dei primi anni del XX secolo. Il loro spessore disuguale fa vedere le Hina e gli oggetti esposti sfuocati e crea la percezione di stare guardando qualcosa lontano nel tempo, forse un sogno.

Mi piace anche vedere l’esposizione di Hina nelle case dell’Ottocento, semi buie. La luce fioca dei bombori è romantica e le Hina sono così dolci nella loro luce tremula e soffusa. C’è un post sulle Hina antiche che ho visto.

A questo link al mio video potrete respirare anche voi l’atmosfera dell’Hina meguri.

Quando le stanze sono ampie, moltissimi dankazari vengono allineati lungo le pareti a formare una sorta di gradinata rossa.
Le stanze sono poi ornate con temari (potete vederle nel post) e tsurushi: figure di stoffa cucite a mano e attaccate a dei fili che pendono da un supporto circolare.
Non mancano le bambole Ichimatsu, che oggi come allora vengono regalate alle secondogenite.

Si fa ancora merenda con le amiche nel giorno dell’Hina matsuri?

Nel giorno dell’ Hina matsuri, io e le amiche facevamo una festa. Giocavamo, cantavamo e mangiavano dolci. Mangiavamo arare * di tre colori e bevevamo amazake*

Signora Yasuko (80 anni)
*Amazake è una bevanda dolce a base di riso fermentato e arare sono palline di farina di riso e zucchero fritte.
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Nei paesi Occidentali, uno degli stereotipi più diffusi dell’Hina matsuri è quello delle bambine, che fanno merenda insieme, vestite in kimono.
Per quanto riguarda il vestire in kimono, pare che non fosse neanche abitudine della signora Yasuko, tanto tempo fa, ma la merenda la si faceva servita su piccoli piatti e tazze di ceramica proprie per l’occasione.
Oggi il prolungarsi dell’orario scolastico e delle attività extra scolastiche fino al tardo pomeriggio ha sottratto tempo alla merenda con le amiche.

La festa delle Hina, pertanto, la si festeggia nelle scuole materne ed elementari cantando canzoni tematiche nella classe addobbata con fiori di carta e disegni delle Hina.
Alla mensa scolastica o nell’ora della merenda viene offerto del cibo tradizionale. 

Il cibo tradizionale dell’Hina matsuri ha resistito al passare del tempo: colori e simbolismo

Alla sera facevo una cena speciale con i miei genitori e con i nonni, che vivevano nella mia stessa casa. Preparavamo sushi* a forma di palla e decorato con qualcosa di rosa. Lo davamo in offerta alle Hina. 

Signora Yukie (90 anni)

*Il termine sushi indica riso condito con un aceto di riso particolare.

Pare che la tradizione culinaria dell’Hina matsuri sia una vera roccaforte che ha resistito al mutare dei tempi!
A merenda, nelle scuole materne vengono offerti amazake e arare come ci ha insegnato la signora Yasuko.

arare-dolci-riso

I dolci tipici rispettano ancora i tre colori simbolici dell’Hina matsuri: rosa, verde e bianco.

Il rosa è il colore dei fiori di pesco ed è di buon auspicio; il verde rappresenta la longevità e la forza vitale delle piante; il bianco rappresenta la neve ed è simbolo di purezza.
Se compare il giallo i colori rappresentano le quattro stagioni. 

Sebbene non si faccia più merenda con le amiche, viene osservata ancora la cena con i nonni o fra i soli componenti del nucleo famigliare.
Anzi, la cena, oggi, è l’unica vera occasione di festa in casa per l’Hina matsuri.

Le mamme dicono che con la riduzione del numero delle case abitate da più generazioni, la cena dell’Hina matsuri è poco curata per mancanza di tempo ma, soprattutto, manca la forza catalizzante dei nonni.

Spesso si ricorre a cibi già pronti e confezionati per l’occasione.
Tuttavia, comprati o fatti in casa che siano, i cibi della cena della festa delle Hina sono ad alto valore simbolico.
Non mancano mai una minestra di miso (soia fermentata) con le vongole (simbolo di vita coniugale duratura e felice), riso sushi condito con radici di loto (il fiore della purezza), uova di salmone (fertilità) e frittata dolce tagliata a strisce molto fini. 
Quest’ultimo piatto ci chiama chirashi sushi (pronuncia cirasci susci).

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