Kotatsu: l’amico dell’inverno nelle case del Giappone

Siamo nel periodo più freddo dell’anno, quando di notte ghiaccia e parte del Giappone si ricopre di neve. Quando si seguiva l’antico calendario lunare, questo era il periodo daikan (dal 20 gennaio al 2 febbraio).
Ho pensato che fosse il periodo giusto per presentarvi kotatsu: un oggetto atto a scaldare le persone.

Il kotatsu, che potete vedere in figura di apertura, sembra un tavolo in cui è inserita una coperta, ma non è un vero tavolo.
Ciò che sembra il piano di un tavolo è, in realtà, un piano mobile messo sopra al kotatsu vero proprio.

Le componenti fondamentali del kotatsu sono tre: coperta (kotatsubuton), supporto per la coperta e fonte di calore.

Nato probabilmente nel XV secolo, il kotatsu è ancora amato e usato dai Giapponesi e non ha subito variazioni rivoluzionarie nelle sue componenti principali.

Com’è fatto un kotatsu moderno

I kotatsu moderni sono elettrici. Hanno un elemento riscaldante di vario tipo montato su un telaio rettangolare e munito di gambe: una sorta di tavolo senza piano.
Una trapunta o una coperta spessa (kotatsubuton) è stesa sul telaio a scendere ampiamente sui quattro lati. Infine, un piano è posato sopra alla coperta. Il calore emanato dall’ elemento riscaldante è regolabile.
Seduti sui tatami o su un tappeto, con la coperta fino al busto, attorno al kotatsu si sta veramente caldi!


I kotatsu più moderni hanno la presa per la corrente e quella per la USB sul bordo del piano rimovibile.
Il primo kotatsu elettrico fece comparsa nel 1957, commercializzato da Toshiba.

kotatsu per horigotatsu
stufa per horigotatsu

Esiste un altro tipo di kotatsu: infossato e fisso detto horigotatsu, da hori: che è infossato. Questo tipo di kotatsu, lo si vede nelle locande tradizionali e nei ristoranti.
È costituito da una fossa riscaldata elettricamente. La gente si siede sui tatami e lascia penzolare le gambe nella fossa, come fosse seduto su una sedia. I piedi sono appoggiati sul pavimento della fossa.

Il tipo di kotatsu di cui vi ho parlato può essere posizionato a piacere nella stanza. Appartiene pertanto al gruppo degli okigotatsu, da oki: che può essere posizionato.

Molto di più di una stufa: perché si usa ancora il Kotatsu


In Giappone (a parte nelle regioni più a Nord) le case non hanno riscaldamento e vengono scaldate con aria condizionata e stufe. La competizione fra le varie marche è feroce e la tecnologia dietro a stufe e condizionatori d’aria è veramente di alto livello.

Nonostante ciò il kotatsu è sopravvissuto a pavimenti riscaldati e elettrodomestici accattivanti non perché rappresenta una tradizione ma perché il suo uso offre vantaggi innegabili.

Il primo pregio (ancora più tale quest’anno) è l’alto rapporto fra consumo di energia e efficienza di riscaldamento della persona.
Per questo motivo, il kotatsu non è usato solo nelle case tradizionali, in cui l’aria entra ed esce dalle fessure fra i fusuma e gli shoji, ma anche nelle case moderne, sopra a un tappeto.

La seconda ragione è che attorno al kotatsu ruota la vita sociale della famiglia così come avveniva, una volta, attorno all’irori. È un caldo ritrovo per guardare insieme la televisione, bere un tè, per leggere un libro semi sdraiati.
A chiunque viene, almeno una volta, la tentazione di dormire sotto al kotatsu, ma non è conveniente in quanto il tavolo è basso e c’è il pericolo di sbattere contro il radiatore e bruciarsi.

I gatti, invece, dormono felici sotto al kotatsu. Anche loro hanno capito che è una coccola!

Breve storia del kotatsu

Prima della comparsa del kotatsu elettrico nel 1957, il calore era generato da carbonella compressa. Un contenitore con i panetti di carbonella era posto, a guisa di cassetto, nella stessa posizione in cui oggi c’è il radiatore. Pare che questi kotatsu siano venduti ancora oggi.

In tempi più antichi, la carbonella veniva messa in bracieri posti all’interno di un telaio di legno a torretta o fatto di kawara (lo stesso materiale di cui sono fatte le tegole dei tetti) e poi ricoperti con il tessuto.

I due kotatsu in figura vennero usati dall’inizio del periodo Edo (secolo XVII) fino al 1947 circa.
Bracieri più sofisticati (anzengotatsu, kotatsu sicuro) comparvero nel periodo Taishō (1912-1926) ed erano a giroscopio in modo tale che il carbone non si rovesciasse qualora fossero colpiti con un piede.
Entrambi i bracieri, infatti, venivano usati anche per scaldare il futon (il materasso).

I kotatsu sopramenzionati sono tutti okigotatsu, mobili.

Si pensa che il primo kotatsu venne fatto mettendo un telaio attorno a un irori e aggiungendo un piano di legno per non fare diffondere il calore verso l’alto.
Secondariamente, venne aggiunto un drappo in cotone e l’irori venne abbassato rispetto al piano dei tatami, costruendo una sorta di fossa. In questo modo veniva riscaldato un maggiore volume d’aria . Nacquero così gli horigotatsu.

Tutto ciò avvenne in ambiente urbano, dove il focolare per cucinare e quello per scaldarsi vennero separati completamente. In ambiente rurale, l’irori rimase scoperto per molto più tempo in quanto questa divisione non fi completa come nelle città.
Ciò permise l’evoluzione dell’irori secondo due filoni che rispondevano a un’ esigenza stanziale (horikotatsu) e una mobile (okikotatsu).

Nel post sulle case rurali del Giappone puoi leggere di più sulle caratteristiche e la funzione dell’irori

Tottori insolita: le sorprese di Hino

Continuiamo il viaggio sulla Izumo kaidō, l’arteria commerciale del periodo Edo che passava per le odierne regioni di Tottori, Okayama e Hyōgo, e ci fermiamo a Hino, incassato in una valle nell’entroterra della regione di Tottori.

La via principale del paese di Hino è proprio la vecchia Izumo kaidō, e del periodo Edo, lo devo ammettere, è rimasto ben poco. Tuttavia, ha mantenuto un proprio fascino nostalgico, degno di post.

Come nei secoli passati, la strada è fiancheggiata da due canali di scolo stretti che raccolgono le acque dalle colline poco distanti. Il rumore dell’acqua che scorre giù per la strada crea un’atmosfera allegra e fresca.

condotte dell'acqua del periodo Edo a Hino
Vasca delle trote del periodo Edo

È stata una sorpresa trovare le scale di discesa all’acqua e una vasca con le trote. Un tempo, i pesci venivano mangiati, mentre ora sono tenuti solo per svago.

Fino al 1960, non passava l’acquedotto e l’acqua dei canali veniva usata per ogni faccenda domestica, prima direttamente poi attraverso rubinetti comuni.
«Si andava alla fontana» mi disse un passante, e poi aggiunge:«Il caffè e il tè fatti con quell’acqua avevano un gusto diverso!»

Davanti alle abitazioni ho visto dei suikin non interrati. Una vera e propria rarità perché i suikin sono normalmente sotto terra.
Il fragore dell’acqua che scendeva dai canali ne copriva il suono, purtoppo. 

un suikin non interrato

Sapete cosa è un suikin?

È un accessorio da giardino composto da una giara interrata di cui vi spiegherò in dettaglio in un altro post.
Tuttavia, ho preparato un video per farvi sentire il suono di uno classico, cliccate a questo link:

video del suikin.

Lungo la Izumo Kaidō viaggiava il daimyō (il feudatario) di Matsue quando si recava a Edo (Tokyo) per due anni di servizio al cospetto dello Shogun (Sankin kōtai).

cancello dell'honjon di Hino
Il cancello dell’honjin

Il villaggio di Hino aveva, quindi, l’hongin (la casa in cui venivano ospitati i daimyō) e altre strutture per ospitare cavalli e personale.
Dell’ hongin è rimasto il cancello, piuttosto spartano, a chiudere una casa privata. Nel luogo in cui sorgeva l’honjin, invece, c’è un parcheggio.

La tatara a Hino

Dal 1700 fino all’inizio del 1900, la Izumo kaidō era frequentata dai trasportatori del ferro e dell’acciaio estratto e purificato nelle vicinanze con il metodo tradizionale della tatara da cui il villaggio di Hino traeva enorme ricchezza.

Sulle montagne vicino a Hino c’erano numerosi sannai (i villaggi costruiti attorno alle fornaci) di cui sono rimaste solo le tracce.
Il ferro veniva portato a cavallo seguendo la Izumo kaidō fino al villaggio di Katsuyama, l’approdo fluviale più vicino.

Questo è il link al post per approfondire
Il mondo della tattara e dei sannai

Del mondo della tatara è rimasto un piccolo museo in cui gli anziani locali fanno da cicerone senza risparmiarsi e la casa del ricco proprietario della fornace: il signor Kondo.

Le fukuyose hina in vetrina

A Hino, lo ammetto, ho passato parecchio tempo a osservare le attività ludiche di numerose fukuyose hina, cioè Hina in disuso e ormai prive della loro funzione di yorishiro, che vengono raccolte e riportate a nuova vita come semplici bambole.

Per approfondire l’argomento c’è il post con la spiegazione di cosa sono le Hina.

hina ormai in disuso giocano a carta


Giusto per darvi un idea della cosa, in figura, le fukuyose hina giocano a carta, un attività ludica che risale al medioevo del Giappone e praticata ancora oggi.

Una hina (a sinistra), munita di mascherina per via del COVID, recita la prima parte di una poesia e il vecchietto agguerrito, si getta a prendere la carta che contiene la seconda parte della poesia, prima di ogni altro partecipante.

Le case tradizionali del Giappone rurale a Shikoku mura

Andare al villaggio Shikoku mura è come entrare nel cuore del Giappone rurale del periodo Edo.
“Mura” in giapponese significa villaggio.

Shikoku mura si trova nella regione di Tokushima, nello Shikoku, ed è un parco-tematico dove l’architettura tradizionale del Giappone rurale può essere ammirata in tutto il suo splendore.
A Shikoku mura, minka (case vernacolari, fattorie) di pregio e costruzioni a uso lavorativo sono state raccolte da tutto lo Shikoku al fine di essere preservate.
Lì niente è artificiale o artefatto.
Il villaggio offre una visione ampia e naturale dello stile di vita nelle campagne di un tempo.


In questo post vi porto a vedere alcune delle case rurali del villaggio

In un post precedente troverete una descrizione dettagliata degli elementi dell’architettura delle minka .

Le minka della famiglia Kono e della famiglia Shimogi.

Le case rurali della famiglia Kono e di quella Shimogi, a mio parere, meravigliose e romantiche, furono costruite nel 1700, all’inizio (casa Kono) e alla fine (casa Shimogi, si pronuncia Scimoghi).
La casa della famiglia Kono fu spostata a Shikoku mura dalle montagne vicino al villaggio di Uchiko, che vi ho mostrato in un post passato.

  • stanze minka Kono
  • minka giapponese
  • Irori e Kamidana in una casa rurale

Il carosello mostra la casa Kono

Entrambe le case hanno una stanza per la cucina e per le attività domestiche e una stanza per gli ospiti.
Ogni stanza ha un irori, il focolare incassato nel pavimento, sopra a uno dei quali pende un bollitore, yakkan.

Nella casa Kono, i pavimenti sono fatti di bambù e coperti, in parte, da stuoie di paglia intrecciata detti mushiro.
Potete immaginare quanto fosse blando l’isolamento dal freddo in queste case… E se notate, nella foto si vede la luce che filtra fra il muro e il tetto di paglia.
Potete anche osservare due kamidama (gli altari delle divinità protettrici della casa e delle attività domestiche) e un tokonoma. 
Le stanze della casa Kono, inoltre, hanno mobili, credenze e cassettiere, a mio parere bellissimi e essenziali.

La minka della famiglia Shimogi, invece, ha pavimento completamente rivestito da assi di legno: soluzione più costosa rispetto al bambù e il suo tetto è retto da tronchi lunghissimi con curvature evidenti.

  • casa Shimogi nel villaggio di Shikokumura
  • Kamado e irori di minka Giappone

La stanza più piccola, a sinistra nella foto, è divisa virtualmente in una zona giorno e una notte da due colonne (asterisco). Le colonne passano attraverso un foro fatto su misura nelle travi.
Nel doma c’è una kamado che serviva per cuocere al vapore, in piccola scala, rami decorticati usati per fare la carta e che potete vedere in questa foto già pubblicata: foto del doma di casa Shimogi.

I mulini per la macina della canna da zucchero

Nel villaggio di Shikoku mura ci sono sue costruzioni a pianta rotonda e tetto conico molto interessanti, bellissime, una meraviglia: i mulini delle famiglia Miyazaki e Fukita.
Qui venivano pressate le canne da zucchero per ottenerne un succo, che fatto solidificare e raffinato diventava il famoso e pregiato zucchero di canna dello Shikoku.
La pressa, nel mulino della famiglia Miyazaki (1865) ha tre macine di pietra. Le pietre venivano fatte girare da buoi, che camminavano in tondo. Sul muro si possono ancora vedere i segni lasciati dallo sfregamento sul muro del tronco a cui era legato il giogo (non mostrato).

I due mulini sono i soli rimasti in tutto il Giappone

Il calderone per cuocere al vapore la materia prima per la carta tradizionale del Giappone

Un edificio, a mio parere straordinario, è una costruzione degli anni venti del XX secolo, la più recente conservata a Shikoku mura.

Si tratta di un edificio in cui venivano cotte le materie prime per la produzione della carta tradizionale giapponese, washi. La costruzione non ha muro di terra ed è rivestita da fascine per permettere l’uscita del vapore. Al suo interno è posizionato il bollitore sormontato da una campana in metallo per la cottura al vapore.

Se vuoi conoscere altre case rurali tradizionali del Giappone conservate al villaggio Shikoku mura come il vecchio faro, la casa del pescatore, i kura: https://www.shikokumura.or.jp/en/

Hoshigaki, kakishibu e le mille vite dei kaki

Il frutto di novembre in Giappone è senza dubbio il kaki e non solo quale frutto autunnale da mangiare fresco o secco, ma anche per le sue numerose proprietà, una volta trasformato.
Infatti, da secoli i kaki sono usati per produrre un caratteristico liquido marrone che rende carta e legno impermeabili e protetti da insetti.
Vediamo, in questo post, i diversi modi usi dei kaki.

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Viaggio nel Giappone fuori mano: il villaggio rosso di Fukiya.

Fukiya è un villaggio che raccomando di vedere nella regione di Okayama in quanto di notevole spessore culturale e decisamente lontano dalle principali mete turistiche del Giappone.
lo si raggiunge in automobile o in autobus dalla città di Takahashi.

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