Scompare il tatami tradizionale dalle case giapponesi: cause e alternative 

In questo post vi racconto quali cause hanno determinato la drastica riduzione dell’uso dei tatami nelle case giapponesi e come l’introduzione di materiali e strategie adatte al lo stile di vita moderno stia riportando a nuova vita questo tipo di pavimentazione.
Ma prima due parole su come è fatto un tatami tradizionale…

I tatami costituiscono la pavimentazione tradizionale del Giappone.

parte inferiore del tatami tradizionale
Faccia inferiore di un tatami tradizionale. S’intravede il tatamiberi

Il tatami tradizionale ha:
un corpo rettangolare fatto di strati di paglia di riso molto pressati e cuciti fra loro a raggiungere circa 5.5 cm di spessore;

una stuoia di igusa (giunchetto) tessuta a telaio, che gira sotto ai bordi del corpo;

una fettuccia (tatamiberi) a tinta unita o di broccato che orla il bordo più lungo del corpo.

I tatami, oggi, sono assenti nella maggior parte delle case di nuova costruzione e la loro crisi iniziò nel secondo dopoguerra per fattori concatenati e sinergici.
L’uso di sedie, letti e divani, ha reso i tatami non strettamente necessari, ma sarebbe semplicistico credere che sia solo questo il punto.

Fino agli anni Ottanta, le degli alloggi in condominio, eccetto la cucina e il tinello, avevano i tatami.
Alla fine degli anni Novanta, le stanze con tatami furono ridotte a una sola di circa sei tatami, spesso cieca, posta a lato del tinello e chiusa da fusuma. 

I sei tatami divennero quattro e mezzo e, oggi, la maggior parte degli alloggi non ha stanze pavimentate nel modo tradizionale, se non su richiesta. 
La tendenza al pavimento a parquet su tutta la superficie calpestatile ha investito, recentemente, l’ultimo baluardo: le case unifamiliari costruite in serie.

Il tatami, per quanto comodo per la vita a terra in termini di freschezza e morbidezza, presenta una serie d’inconvenienti in un contesto moderno.

Il tatami tradizionale offre uno scarso isolamento acustico, non è lavabile, si rovina in presenza di animali domestici, perdere colore con il tempo, se accidentalmente bagnato, tende ad ammuffire nella parte interna.
Il tatami, inoltre, lascia poca libertà nella planimetria della stanza perché non può essere tagliato.

Forse vi chiederete: se ammuffisce, perché il tatami è stato usato per secoli?
Perché nelle case tradizionali, la struttura sotto il tatami è fatta di assi di legno sotto cui c’è un vasto spazio vuoto collegato all’esterno e che garantisce la libera circolazione dell’aria. Questo non avviene in una casa moderna.
Per questo, il tatami tradizionale tenderà a non asciugarsi facilmente se viene bagnato in un alloggio.

Al di là del mutato stile di vita domestica dei Giapponesi, il fattore alla della crisi del tatami è il costo della sua materia prima: l’igusa, di cui è fatta la sua superficie esposta.
La politica dei prezzi è una fattore determinante nell’economia dell’edilizia e, oggi, un pavimento in palquet è meno costoso che uno in tatami.

La cura dell’igusa, il giunchetto, mi ha spiegato un artigiano, è molto laboriosa.
Il terreno va controllato, la lunghezza della pianta deve raggiungere le misure adatte alla larghezza dei telai e il processo di essiccazione deve essere fatto in un certo modo perché il giunchetto possa mantenere l’elasticità necessaria per essere tessuta bene.

Il costo del lavoro determinò, in passato, la decisione di spostare le piantagioni del giunchetto in altre zone dell’Asia, con la conseguente dismissione dei numerosi campi del Giappone e con la parziale perdita di un’economia basata sulla qualità del materiale. 
La manovra ha funzionato per un certo periodo, ma ora è difficile mantenere prezzi competitivi nei confronti della pavimentazione a parquet.

La minore richiesta di tatami tradizionali ha messo in ginocchio le piccole botteghe artigianali e in parte le piccole industrie. 
Un lavoro comparso sul bollettino della società Giapponese per gli studi sul design (2015) ha accertato la diminuzione del 43% delle piccole atelier artigianali nel decennio fra il 2003 e il 2013. Oggi questa tendenza è ancora più accentuata oggi.

Fonte: https://www.jstage.jst.go.jp/article/jssd/62/0/62_223/_pdf/-char/ja

Per secoli l’igusa ha permesso una pavimentazione ottimale al clima del Giappone, fresca d’estate, calda e asciutta d’inverno: l’igusa ha una superficie liscia, che assorbe l’umidità dell’ambiente per rilasciarla lentamente nel tempo (in estate, l’umidità supera abbondantemente l’80% in Giappone).

L’esigenza di produrre tatami a prezzo competitivo e adatti alle mutate esigenze della società ha stimolato la ricerca di materiali alternativi da parte di università e quelle industrie che avevano possibilità d’investimento e propensione al rischio.

Gli obiettivi della ricerca si sono concentrati sulla produzione di materiali sintetici che presentassero le caratteristiche di assorbimento e rilascio dell’umidità tipici dell’igusa unite a: assenza di rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente domestico; leggerezza (i tatami tradizionali sono pesanti), refrattarietà al fuoco (i tatami tradizionali s’incendiano facilmente), assorbimento del rumore; ecosostenibilità.

Nei tatami di nuova generazione il corpo di paglia pressata è sostituito da un asse di polistirene espanso che offre vantaggi in termini di leggerezza, isolamento termico e refrattarietà al fuoco.
Le stuoie di igusa sono sostituite da stuoie di carta trattata o di materiale sintetico come polipropilene espanso rivestito di un materiale ricco di calcio per l’assorbimento dell’umidità.

Questi materiali sono più economici e meno delicati rispetto all’ igusa. Hanno, inoltre, colori accattivanti che possono essere combinati in mille soluzioni, non sbiadiscono e sono lavabili.

Oggi, questo tipo di tatami, in forma rettangolare o quadrata, è particolarmente richiesto negli hotel e nelle scuole dell’infanzia, ma piano piano si sta diffondendo anche nelle case indipendenti di recente costruzione.

la lenta rinascita del tatami ha dimostrato che il cambiamento dello stile di vita non è incompatibile con il suo uso. 
Le famiglie lo amano, è comodo per bambini piccoli e adulti e, come il kotatsu, crea uno spazio in cui si concentra l’intimità famigliare. Ho dedicato un post al kotatsu.

L’evoluzione si dirige sempre verso la riduzione delle caratteristiche poco desiderabili ma talvolta ciò avviene con la perdita di alcuni benefici.
Ho conosciuto i tatami di nuova generazione e sono piacevoli al tatto e alla vista;
mi sono seduta sopra un tatami moderno ed è duro come le pietre.

I tatami di nuova generazione hanno acquisito colori, leggerezza e igiene, ma hanno perso il potere ammortizzante della paglia pressata, il profumo di fieno e quel “calore”, che era tutto loro.


Per chi volesse vedere l’arte delle stanze a tatami di Yamada Kenji: https://plasticanimation34.wixsite.com/floor-mats-tatami

Grazie d’avere letto l’articolo

L’articolo che hai appena letto è stato scritto dopo la visita all’atelier di un artigiano di tatami. L’incontro ha avuto un carattere molto “umano”, mi ha insegnato molti segreti del mestiere e ha risvegliato ricordi personali.
Ne ho scritto in un post narrativo su Racconti sui tatami, il mio spazio su Substack.

Carri e rituali al Sagicho matsuri di Omihachiman

Sagicho matsuri è la festa di primavera che la città di Omihachiman (Shiga) offre alle divinità locali. Si tiene nel fine settimana più vicino al 15 marzo, è Patrimonio Popolare Intangibile del Giappone ed è anche uno dei matsuri più particolari che abbia mai visto.

Con più di cinquecento anni di vita, la festa vede sfilare, combattere, e bruciare dodici carri, preparati interamente dagli abitanti delle dodici vecchie contrade della città.

L’opulenza del Sagicho matsuri (pronuncia Saghicio matsuri) riflette la grande ricchezza di cui la città godeva nel periodo Edo grazie ai suoi mercanti, famosi per le loro grandi capacità imprenditoriali.
Da allora, gli abitanti della città perpetuano diligentemente questo festival con notevole dispendio di tempo, energie e anche di soldi.

Come sono fatti i carri

carro tradizionale del Sagicho matsuri
Carro con un cavallo che porta i desideri alla divinità. La girandola e la trottola rappresentano il tempo che scorre

I carri di Omihachiman si chiamano Sagicho, da cui il nome del matsuri.
Hanno una base fatta di tronchi decorticati, legati con corde di paglia intrecciata, che viene portata a spalla da circa trenta uomini.

Torcia di paglia del carro
Torcia piramidale e talismani del carro

Una vistosa torcia, a forma di piramide e alta circa tre metri, è fissata al centro del traliccio di tronchi.
È rivestita da piccoli mazzi di paglia di riso disposti in vari ordini.

Sopra alla torcia svetta un pennacchio fatto con strisce di washi rossa al cui fianco pendono simboli di buon auspicio: sfere ricoperte di fiori di carta, dadi, sacchetti portamonete, ventagli.

Strutture molto vistose decorano la parte frontale del carro e fanno da sfondo alla figura dell’animale a cui è dedicato l’anno in corso secondo lo zodiaco cinese: quest’anno è l’anno del cavallo.

Queste decorazioni sono una meraviglia d’arte e tecnica e meritano uno spazio particolare.

Le ricche decorazioni dei carri: uno dono al divino


Il medaglione e l’animale frontale dei dodici carri è l’offerta alle divinità protettrici.
Ogni decorazione non è un semplice ornamento ma esprime un’idea o una metafora ed è ideata e costruita dagli abitanti di ognuno dei dodici quartieri della città.

Molte delle decorazioni di quest’anno hanno ripercorso la storia della fondazione della città, hanno rappresentato la corsa del cavallo attraverso paesaggi locali o mentre portava i desideri dell’uomo al divino.

Le decorazioni sono fatte in circa tre mesi di lavoro e con l’impiego materiale commestibile.
E così i cavalli avevano il pelo di zucchero, come quello delle caramelle; avevano pesce secco per unghie, si stagliavano contro uno sfondo decorato con polvere verde di alga, fagioli di vari colori, granoturco.
C’erano addirittura teste di pesce secco che rendevano l’effetto freddo e duro del ferro, e peperoncini rossi che parevano scoppiettare come fiamme.

Il materiale commestibile è usato perché al divino si offre ciò che è più prezioso e rappresenta ricchezza.
Ma a mio parere, questi medaglioni, esprimono un’ulteriore ricchezza: quella che nasce dal senso di appartenenza di ogni singolo individuo a una comunità con cui condividere valori e obiettivi.
A Omihachiman l’obiettivo è custodire il proprio patrimonio culturale e tramandarlo alle nuove generazioni.

I carri vengono bruciati alla fine del matsuri e il loro fumo porta al divino la preghiera di ringraziamento per l’abbondanza ricevuta nell’anno precedente e l’auspicio di protezione da incendi e disgrazie, e prosperità nell’anno in corso.

Sagicho matsuri comincia al pomeriggio del sabato, con la processione dei carri per le strade del centro storico e prosegue per tutta la domenica con il loro girovagare per le strade, la battaglia dei carri nel piazzale davanti al tempio Himure Hachimangu, e infine, il grande rogo.

Il sabato
Il matsuri inizia con l’uscita dei carri dal tempio. Visti da lontano oltre il grande torii, sono piccole macchie rosso vermiglio, ma quando si avvicinano sono uno splendore di forme, di colori e animali.

il rito della sfilata dei carri al matsuri

I pennacchi di washi, sottile come carta velina, e i talismani ondeggiano ad ogni passo dei trenta odoriko vestiti di colori e fantasie molto evidenti.
Fra di loro i giovani sono molto di più di quanti ne abbia visto in altri matsuri, ma fra loro ci sono anche teste brizzolate. 
La forza e la resistenza sono necessarie al Sagicho matsuri perché ogni carro pesa circa cinquecento chili e le energie per governarlo devono bastare per due giorni intensi.

Gli odoriko fanno balzare su e giù il carro o lo fanno girare su se stesso mentre gridano con energia e al ritmo di un fischietto:

Choyare! Choyare! Mase, mase, mase!-

Infine, i carri lasciano lo spiazzo davanti al torii e si addentrano per le strade di Omihachiman fino alla sera, quando ritornano allo sterrato davanti al tempio.

E lì che li attende una festa di birra e saké, che per il vero non erano mancati per le strade! 
Dalle numerose bancarelle nei paraggi, arriva il profumo di carne e calamari arrostiti misto a quello vanigliato delle torte.

La domenica
La domenica è il giorno delle battaglie, letteralmente litigi (Kenka) in cui i carri vengono portati per le strade senza un itinerario preciso da seguire. Quando si trovano uno di fronte all’altro si scontrano e si spingono. Ma la vera battaglia avviene nel precinto del tempio, allora il campo diventa veramente spettacolare.

battaglia tradizionale al Saigicho matsuri

I due carri si dispongono uno in faccia all’altro, con la parte anteriore alzata in forma di attacco. Uno dei due carri avanza veloce fino a incastrare i suoi tronchi fra quelli del carro rivale e a questo punto nasce un gioco di forza in cui ogni gruppo di odoriko spinge il proprio carro contro quello avversario. Il precinto del tempio diventa un tripudio di forme e colori.

allegrica di colori e forme a Omihachiman

Musi di cavallo, strisce di washi rossa, talismani penzolanti, i colori degli Odoriko, quelli dei medaglioni decorativi, trilli di fischietto, urla di incitazione, tutto si mescola in un guazzabuglio che occupa tutto il campo visivo.

incendio dei carri del matsuri

Alle otto in punto della sera, inizia la cerimonia del fuoco.
È proprio ora che il matsuri, noto in tutto il paese per la sua singolarità, raggiunge il culmine: i sontuosi carri vengono dati alle fiamme nel precinto del tempo gremito di persone.

Il rito si conclude intorno alla mezzanotte, quando tutti i carri e la loro offerta alla divinità sono saliti in cielo sotto forma di fumo.

In origine, il Sagicho era un rito tramandato dalla Cina nel IX secolo per ricevere protezione e raccolto abbondante dalle divinità.
Il matsuri si diffuse nelle vicinanze di Kyoto (Shiga, la regione di Omihachiman è adiacente alla regione di Kyōto).

Il Sagicho matsuri di Omihachiman pare sia iniziato nel 1579, nella vicina città di Azuchi, in occasione del completamento del castello di Oda Nobunaga, il primo dei tre grandi unificatori del Giappone.

Quando, nel 1582, il castello di Azuchi fu distrutto e Nobunaga ucciso, molti abitanti di Azuchi si trasferirono nell’attuale Omihachiman, portando la tradizione annuale del Sagicho matsuri.
La festa divenne parte dei riti offerti al santuario Hachiman per auspicare protezione contro la sfortuna e gli incendi.

Se vuoi vivere l’atmosfera del matsuri attraverso il mio sguardo, puoi leggere il mio articolo su “Racconti sui tatami” su Substack

Carissime e carissimi

questo piccolo post è per fare un annuncio felice.

È venuto per me il momento di dare ascolto all’esigenza di scrivere del Giappone secondo uno sguardo più narrativo di quanto abbia fatto in questo blog; di volgere uno sguardo che indugia sui dettagli, sulle esperienze personali, sulle atmosfere: parole che disturberebbero il flusso dell’informazione qui.

Per questo motivo è nato Racconti sui tatami su Substack, in cui mi sentirò libera di divagare a mio piacimento. Piccolo Grande Giappone rimarrà tale, continuerò a scriverlo come sempre, con lo stesso impegno.

Gli articoli di Racconti sui tatami saranno pubblici, l’iscrizione non è necessaria ma chiaramente mi farebbe piacere sentire la Vostra compagnia. Il primo articolo è già nato e riguarda i tatami.

Sulla barra del menu di questo blog troverete una pagina fissa dedicata a Racconti sui tatami.
Per ulteriori informazioni scrivetemi senza problemi.

Vi aspetto
Nicoletta

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