Carri e rituali al Sagicho matsuri di Omihachiman

Sagicho matsuri è la festa di primavera che la città di Omihachiman (Shiga) offre alle divinità locali. Si tiene nel fine settimana più vicino al 15 marzo, è Patrimonio Popolare Intangibile del Giappone ed è anche uno dei matsuri più particolari che abbia mai visto.

Con più di cinquecento anni di vita, la festa vede sfilare, combattere, e bruciare dodici carri, preparati interamente dagli abitanti delle dodici vecchie contrade della città.

L’opulenza del Sagicho matsuri (pronuncia Saghicio matsuri) riflette la grande ricchezza di cui la città godeva nel periodo Edo grazie ai suoi mercanti, famosi per le loro grandi capacità imprenditoriali.
Da allora, gli abitanti della città perpetuano diligentemente questo festival con notevole dispendio di tempo, energie e anche di soldi.

Come sono fatti i carri

carro tradizionale del Sagicho matsuri
Carro con un cavallo che porta i desideri alla divinità. La girandola e la trottola rappresentano il tempo che scorre

I carri di Omihachiman si chiamano Sagicho, da cui il nome del matsuri.
Hanno una base fatta di tronchi decorticati, legati con corde di paglia intrecciata, che viene portata a spalla da circa trenta uomini.

Torcia di paglia del carro
Torcia piramidale e talismani del carro

Una vistosa torcia, a forma di piramide e alta circa tre metri, è fissata al centro del traliccio di tronchi.
È rivestita da piccoli mazzi di paglia di riso disposti in vari ordini.

Sopra alla torcia svetta un pennacchio fatto con strisce di washi rossa al cui fianco pendono simboli di buon auspicio: sfere ricoperte di fiori di carta, dadi, sacchetti portamonete, ventagli.

Strutture molto vistose decorano la parte frontale del carro e fanno da sfondo alla figura dell’animale a cui è dedicato l’anno in corso secondo lo zodiaco cinese: quest’anno è l’anno del cavallo.

Queste decorazioni sono una meraviglia d’arte e tecnica e meritano uno spazio particolare.

Le ricche decorazioni dei carri: uno dono al divino


Il medaglione e l’animale frontale dei dodici carri è l’offerta alle divinità protettrici.
Ogni decorazione non è un semplice ornamento ma esprime un’idea o una metafora ed è ideata e costruita dagli abitanti di ognuno dei dodici quartieri della città.

Molte delle decorazioni di quest’anno hanno ripercorso la storia della fondazione della città, hanno rappresentato la corsa del cavallo attraverso paesaggi locali o mentre portava i desideri dell’uomo al divino.

Le decorazioni sono fatte in circa tre mesi di lavoro e con l’impiego materiale commestibile.
E così i cavalli avevano il pelo di zucchero, come quello delle caramelle; avevano pesce secco per unghie, si stagliavano contro uno sfondo decorato con polvere verde di alga, fagioli di vari colori, granoturco.
C’erano addirittura teste di pesce secco che rendevano l’effetto freddo e duro del ferro, e peperoncini rossi che parevano scoppiettare come fiamme.

Il materiale commestibile è usato perché al divino si offre ciò che è più prezioso e rappresenta ricchezza.
Ma a mio parere, questi medaglioni, esprimono un’ulteriore ricchezza: quella che nasce dal senso di appartenenza di ogni singolo individuo a una comunità con cui condividere valori e obiettivi.
A Omihachiman l’obiettivo è custodire il proprio patrimonio culturale e tramandarlo alle nuove generazioni.

I carri vengono bruciati alla fine del matsuri e il loro fumo porta al divino la preghiera di ringraziamento per l’abbondanza ricevuta nell’anno precedente e l’auspicio di protezione da incendi e disgrazie, e prosperità nell’anno in corso.

Sagicho matsuri comincia al pomeriggio del sabato, con la processione dei carri per le strade del centro storico e prosegue per tutta la domenica con il loro girovagare per le strade, la battaglia dei carri nel piazzale davanti al tempio Himure Hachimangu, e infine, il grande rogo.

Il sabato
Il matsuri inizia con l’uscita dei carri dal tempio. Visti da lontano oltre il grande torii, sono piccole macchie rosso vermiglio, ma quando si avvicinano sono uno splendore di forme, di colori e animali.

il rito della sfilata dei carri al matsuri

I pennacchi di washi, sottile come carta velina, e i talismani ondeggiano ad ogni passo dei trenta odoriko vestiti di colori e fantasie molto evidenti.
Fra di loro i giovani sono molto di più di quanti ne abbia visto in altri matsuri, ma fra loro ci sono anche teste brizzolate. 
La forza e la resistenza sono necessarie al Sagicho matsuri perché ogni carro pesa circa cinquecento chili e le energie per governarlo devono bastare per due giorni intensi.

Gli odoriko fanno balzare su e giù il carro o lo fanno girare su se stesso mentre gridano con energia e al ritmo di un fischietto:

Choyare! Choyare! Mase, mase, mase!-

Infine, i carri lasciano lo spiazzo davanti al torii e si addentrano per le strade di Omihachiman fino alla sera, quando ritornano allo sterrato davanti al tempio.

E lì che li attende una festa di birra e saké, che per il vero non erano mancati per le strade! 
Dalle numerose bancarelle nei paraggi, arriva il profumo di carne e calamari arrostiti misto a quello vanigliato delle torte.

La domenica
La domenica è il giorno delle battaglie, letteralmente litigi (Kenka) in cui i carri vengono portati per le strade senza un itinerario preciso da seguire. Quando si trovano uno di fronte all’altro si scontrano e si spingono. Ma la vera battaglia avviene nel precinto del tempio, allora il campo diventa veramente spettacolare.

battaglia tradizionale al Saigicho matsuri

I due carri si dispongono uno in faccia all’altro, con la parte anteriore alzata in forma di attacco. Uno dei due carri avanza veloce fino a incastrare i suoi tronchi fra quelli del carro rivale e a questo punto nasce un gioco di forza in cui ogni gruppo di odoriko spinge il proprio carro contro quello avversario. Il precinto del tempio diventa un tripudio di forme e colori.

allegrica di colori e forme a Omihachiman

Musi di cavallo, strisce di washi rossa, talismani penzolanti, i colori degli Odoriko, quelli dei medaglioni decorativi, trilli di fischietto, urla di incitazione, tutto si mescola in un guazzabuglio che occupa tutto il campo visivo.

incendio dei carri del matsuri

Alle otto in punto della sera, inizia la cerimonia del fuoco.
È proprio ora che il matsuri, noto in tutto il paese per la sua singolarità, raggiunge il culmine: i sontuosi carri vengono dati alle fiamme nel precinto del tempo gremito di persone.

Il rito si conclude intorno alla mezzanotte, quando tutti i carri e la loro offerta alla divinità sono saliti in cielo sotto forma di fumo.

In origine, il Sagicho era un rito tramandato dalla Cina nel IX secolo per ricevere protezione e raccolto abbondante dalle divinità.
Il matsuri si diffuse nelle vicinanze di Kyoto (Shiga, la regione di Omihachiman è adiacente alla regione di Kyōto).

Il Sagicho matsuri di Omihachiman pare sia iniziato nel 1579, nella vicina città di Azuchi, in occasione del completamento del castello di Oda Nobunaga, il primo dei tre grandi unificatori del Giappone.

Quando, nel 1582, il castello di Azuchi fu distrutto e Nobunaga ucciso, molti abitanti di Azuchi si trasferirono nell’attuale Omihachiman, portando la tradizione annuale del Sagicho matsuri.
La festa divenne parte dei riti offerti al santuario Hachiman per auspicare protezione contro la sfortuna e gli incendi.

Se vuoi vivere l’atmosfera del matsuri attraverso il mio sguardo, puoi leggere il mio articolo su “Racconti sui tatami” su Substack

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