I balli dell’Obon, noti anche come Bon Odori (踊り Odori significa danza), sono una tradizione estiva ubiquitaria in Giappone. Le loro caratteristiche, evoluzione e contesto in cui si svolgono sono tanto eterogenee da variare all’interno di un raggio di pochi kilometri.
Si tratta di danze collettive concentrate in un periodo compreso fra la seconda metà di luglio e la fine di agosto, e in particolare nei giorni dell’Obon (dal 13 al 16 di agosto o luglio a seconda della regione).
L’Obon, secondo la religione buddista, è il periodo in cui le anime dei defunti tornano alle loro dimore terrene, ma la partecipazione ai balli tradizionali dell’Obon non è legata all’accoglienza delle anime, per cui sono osservati riti specifici di cui ho scritto qui: riti dell’Obon in famiglia.
Sebbene Bon Odori abbiano un’origine molto antica, molte delle danze contemporanee non sono simili a quelle di un tempo a causa di pesanti modifiche subite negli anni Venti e negli anni Sessanta del XX secolo.
Le modifiche degli anni Venti furono apportate perché i balli potessero essere legalizzati dopo un bando subito nel periodo Meiji (vedi oltre); i cambiamenti degli anni Sessanta servirono le economie locali aumentando il flusso turistico verso regioni remote.
Oggi, molti balli dell’Obon sono organizzati all’interno di festival più grandi e spesso incorporano adattamenti moderni al fine di attrarre un pubblico giovane e turisti per contrastare problemi di budget e declino demografico.
In questo articolo, racconto di alcuni Bon Odori a cui ho partecipato.
Scrivo di balli spontanei che usano i cortili delle scuole, di balli storici che hanno mantenuto molto dell’antico, e di balli estremamente organizzati, in equilibrio fra necessità di conservazione e di rinnovamento al fine di potere sopravvivere.
Indice dei capitoli:
Balli dell’Obon: caratteristiche generali
Bon Odori di quartiere

Le danze dell’Obon di quartiere si svolgono nei cortili delle scuole o in altri spazi liberi dei quartieri e lsi concludono in poche ore.
Sono organizzate dai PTA (Parents and Teachers Association delle scuole di zona) e da associazioni e comitati di quartiere.
La serata prevede danze della tradizione locale o di altre città e danze su musiche moderne, le cui coreografie si accomodano a grandi e piccini.
La musica non è quasi mai completamente dal vivo, fatta eccezione per il tamburo e a volte il flauto.
È bello vedere ballare persone di tutte le età attorno alla yagura, una torretta con sopra issato il tamburo tradizionale. Quasi tutti conoscono le danze, le hanno viste e ballate fin da piccoli, ognuno ha le sue preferite.
Dalla yagura partono file di lanterne tonde a fisarmonica, spesso bianche e rosse, i colori della celebrazione, e la yagura stessa è spesso avviluppata con drappi di stoffa a righe rosse e bianche.

Molti vestono in yukata l’abito poco formale dell’estate, dai colori e fantasie vivaci di cui ho parlato nell’articolo sull’estate percepita con i sensi.
Le bambine fanno tenerezza. Si vede che sono contente di vestire in yukata tenuto fermo da delle stole di organza, e camminano vezzose.
Loro ballano, qualcuna dietro alla nonna, ne imita i movimenti.


I maschi, invece, vestono jinbei, un competo casacca e pantalone corto.
Loro più che ai balli sono interessati alle bancarelle organizzate da PTA, dove comprano wulstel alla piastra con ketchup e kakigori, una granita di ghiaccio soffice come la neve e aromatizzata con sciroppo dai colori intensi.
L’atmosfera dei Bon Odori di quartiere è spontanea e familiare, ognuno può ballare come meglio sa, anche inventare completamente se vuole, entrare e uscire dal cerchio.
I partecipanti appartengono al quartiere e a quelli limitrofi, si conoscono, fanno crocchio, ballano insieme. Lo spirito semplice di questo tipo di Bon Odori è forse quello più vicino ai balli dell’Obon del periodo Edo (1603-1868).
Danze tradizionali dell’Obon
Le danze tradizionali dell’Obon sono intese come patrimonio da preservare e pertanto hanno un’organizzazione complessa alle spalle. Alcune di esse sono registrate come patrimonio culturale della nazione o come patrimonio intangibile della umanità dell’UNESCO, come Gujõ Odori e Ōmiya odori di cui tratterò oltre.
Musiche, canti, coreografie di questi balli spesso raccontano della semina, della raccolta del riso, di ciò che ha sostenuto la vita in passato.
La parte sonora è dal vivo e può prevedere solo musica, solo canto, entrambi o a volte solo il battito di mani o il rumore dei geta (infradito di legno).
Le danze si svolgono sulle strade o presso i templi e sono preservate e gestite da hozonkai locali (associazioni per la preservazione delle danze) da cui dipende ogni decisione organizzativa o riformatrice.

Membri dell’hozonkai ballano da soli o fra la gente a seconda del luogo.
Bon Odori tradizionali possono svolgersi per più giorni nell’arco di mesi e a volte culminano con una o più notti di ballo fino all’alba, come quelle i balli di Gujō Hachiman (vedi oltre).
Sono danze delicate, da tutelare contro l’invecchiamento della popolazione, la perdita demografica di alcune zone, e il cambiamento dei gusti.
Sono danze storiche ma altrettanto storicamente in bilico fra la necessità di tutela e quella di operare un rinnovamento al fine di mantenerle vive (vedi il paragrafo sulla storia).
Vive significa sentite dalla gente, non un pezzo da museo, perché la loro natura era viva, quella di danza collettiva, di tutti.
Oggi le danze tradizionali esistono grazie al lavoro continuo di tanti volontari (abitanti, membri degli hozonkai) e delle istituzioni. Assicurare loro continuità è una sfida contro la sempre presente crisi demografica ed economica.
Approfondirò questo aspetto nei paragrafi relativi ad ogni danza.
Breve storia dei balli dell’Obon: dalla preghiera al turismo globale
Le danze dei Sutra dell’Urabon
La documentazione storica su Bon Odori è fortemente legata al territorio.
È tuttavia possibile tracciare una linea comune che risale a prima dell’anno Mille e parte da danze ispirate al Sutra dell’Urabon, che monaci buddisti svolgevano, su offerta, per proteggere sette generazioni di Avi dagli spiriti malvagi dell’al di là.
Le danze si tenevano giorno 15 del settimo mese del calendario lunare, durante l’Urabon, un periodo dedicato ai morti che però (a differenza dell’Obon contemporaneo) non comprendeva il rito del ritorno delle anime alle loro case terrene.
Nenbutsu Odori
Nel periodo Kamakura (1185–1333), nacque un ibrido, Nenbutsu odori in cui anche la gente comune danzava sulle parole salmodiate dai monaci.
Nascono i balli dell’Obon
Ma con il passare dei secoli, l’enfasi dell’evento si spostò progressivamente dalla preghiera alla danza come intrattenimento. Le danze si fecero sempre più vivaci e divennero completamente svincolate dal contesto religioso.
Nacquero le basi delle attuali danze dell’Obon.
I balli dell’Obon nel periodo Edo
Nel periodo Edo (1603–1867), il Bakufu Tokugawa permise i balli dell’Obon a ogni ceto sociale, e questo aspetto fu determinante nella diffusione di bon Odori.
Bon Odori divenne un momento di socializzazione, divertimento, armonia, incontro fra uomini e donne al fine del matrimonio o di fare semplicemente del sesso.
Le danze erano molto libere, improvvisate e contenevano elementi provocatori ed espliciti, come quelle di Gujo Hachiman e di Hiruzen (vedi oltre).
Le danze divennero talmente frequentate che, per motivi di ordine pubblico, furono vietate nelle grandi città (Edo, Osaka, Kyoto).
Il divieto a ballare del periodo Meiji (1868-1912)
Nel periodo Meiji , lo Stato Imperiale intraprese un sistematico smantellamento delle espressioni culturali popolari perché giudicate rozze e incompatibili agli standard della modernità occidentale.
Secondo la nuova prospettiva sociale, Bon Odori con il loro rumore, travestimenti e libertà erano minacce al buon gusto di una società evoluta.
Tuttavia, la popolazione continuò a danzare sia in forma clandestina, sia sfruttando lacune legislative o integrando le danze in eventi di preghiera per il buon raccolto.
Questa resilienza permise la sopravvivenza delle danze e quindi l’avvio (negli anni Venti del secolo scorso) di negoziazioni fra gli hozonkai e le Autorità per la legalizzazione delle stesse.
Il prezzo pagato, però, fu la perdita di molti elementi intrinseci alle forme arcaiche.
Gli anni del dopoguerra
Nel dopoguerra le danze dell’Obon vennero riprese lentamente e negli anni Sessanta alcune di esse subirono cambiamenti drastici.
Sono gli anni dell’esodo dei lavoratori e dei giovani verso le grandi città, e del rapido cambiamento dei gusti della gente.
Le economie locali sono in crisi e le danze rischiano l’estinzione. La loro sopravvivenza è affidata a progetti di riqualificazione turistica e globale del territorio.
Ōmiya-odori

È la danza dell’Obon di Hiruzen (Maniwa, regione di Okayama).
Risale probabilmente al VII secolo ma mancano teorie accreditate in merito, nonostante ciò per gli evidenti tratti di arcaicità conservati, la danza è registrata come patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità dall’UNESCO dal 2022 .
In più serate di agosto, danzatori appartenenti all’ hosonkai locale ballano insieme agli abitanti di Hiruzen in varie zone della zona. I visitatori occasionali sono i benvenuti a ballare.
Nel giorno centrale, il 15 agosto, la danza viene eseguita al tempio Fukuda, detto anche Ōmiya Sama.
È questa la danza a cui ho assistito e di cui vi racconto la mia esperienza sul Racconti sui tatami: Omiya Odori

Ōmiya Odori si compone si svolge in circolo attorno a un palco basso su cui sei cantori in yukata cantano accompagnati dal solo tamburo.
I danzatori si muovono nell’oscurità rotta dal fascio di qualche faretto e dalla luce soffusa della grande lanterna che illumina il palco.
Dal margine inferiore dei pannelli della lanterna scendono fogli di washi (carta artigianale) bianca meticolosamente intagliati.
Si pensa che il nome shirige derivi da oshiri, sedere, e ke peli perché un tempo si narrava che peli di animali fossero stati applicati alla base delle lanterne per evitare che i demoni rubassero l’olio.
L’atmosfera è solenne e ha un certo non so che di ipnotico e ancestrale.
Le tre danze di cui Ōmiya Odori si compone sono meste e prevedono il movimento sinuoso ed elaborato delle braccia e delle mani mentre i piedi si muovono di quel poco per avanzare.

Le dita sono poste in modo da mimare la testa di una volpe.
Le volpe è, nel contesto di Omiya odori, il simbolo della pioggia e della fertilità, importante nelle comunità rurali.
L’unica eccezione alla solennità della danza è la comparsa di tre personaggi alla fine della serata. Sono vestiti in modo antico e si muovono con movimenti ampi e poco aggraziati.
Uno dei danzatori suona un piattello mentre gli altri due tengono rispettivamente un bastone e una scodella in mano, alludendo velatamente all’atto sessuale e augurano fertilità.
Un tempo l’omaggio delle danze di Hiruzen alla fertilità non riguardava solo l’agricoltura ma anche la sfera umana. Le danze erano luogo d’incontro per la formazione di coppie in un paese nel cuore della campagna. La danza allusiva, il travestimento sono il retaggio del periodo Edo e successivamente dell’epoca in cui molte danze dell’Obon vissero in semi clandestinità travestite da danze legate alla fertilità agricola.
Puoi vedere il video che ho fatto a Ōmiya Odori a questo link: video Omiya Odori
Gujō Odori
Le danze dell’Obon di Gujō Hachiman (Gujō Odori, regione di Gifu) sono fra le tre più importanti del Giappone insieme a Awa Odori (Tokushima) e Nishimonai Odori (Akita), e sono registrate come patrimonio culturale intangibile dell’umanità dell’UNESCO.
Per trentadue giorni discontinui, tra la seconda metà di luglio al primo weekend di settembre, le strade del paese si riempiono di gente danzante e dal 13 al 16 di agosto, quando si balla fino all’alba, i visitatori sono decine di migliaia.
È chiaro che queste danze sono un motore econimico importante per Gujō Hachiman, un piccolo paese incassato in una valle.
I danzatori dell’hozonkai locale (l’associazione per la preservazione delle danze tradizionali) danzano insieme a gente di ogni età e nazione attorno a un carro su cui stanno i cantori e i suonatori di fue (flauto corto di canna), shamisen e tsutsumi taiko (tamburo a clessidra)

Gujō Odori si compone di dieci danze, ballate su musica orecchiabile e, spesso, vivace. Le coreografie sono semplici solo in apparenza, ma non importa se si salta un passo, l’importante è fare parte della danza, imitare gli altri, battere le mani, fare risuonare il legno dei geta sulla strada, tutti in sincronia. Questo è lo spirito.
Potete visitare la pagina di Gujō Odori con i video e la spiegazione delle danze qui: Gujō Odori.
E vedere il mio video su you tube a questo link Video Gujō Odori
Di fatto Gujō Odori sono danze da esperire.
Non ci sono scuse perché è possibile imparare i rudimenti di tutte le dieci danze frequentando brevi corsi prima di ogni serata.
La spensieratezza e il colore di Gujō Odori deriva da un passato difficile e dall’accettazione di compromessi dolorosi.
La danza è sopravvissuta al prezzo di pesanti compromessi che ne hanno cambiato l’atmosfera, reciso l’interazione spontanea (e impudica) dei partecipanti, che caratterizzava la forma originale.

Come già accennato nel capitolo sulla storia di Bon Odori, tra il 1874 e il 1875, le danze dell’Obon furono messe fuorilegge dal governo Meiji in quanto il loro carattere impudico, talvolta esplicitamente edonistico ed erotico era considerato barbaro e non adatto a una civiltà moderna, e le danze di Gujo Hachiman non fecero eccezione.
Tuttavia, l’ordinanza di Gifu non vietava in modo esplicito il travestimento.
Questa lacuna legislativa fu sfruttata come tattica di resilienza e il travestimento divenne un pretesto per conservare gli elementi libertini del periodo Edo.
Le danze continuarono mascherate da “celebrazione del raccolto”.
Fu la capacità di mantenere vivi i balli che rese possibile la loro successiva istituzionalizzazione nel 1923, quando i membri del neonato hozonkai negoziarono le caratteristiche delle danze con le autorità di polizia locale.
Dal compromesso sopravvissero solo le dieci danze odierne i cui canti e gesti si sono fatti più eleganti e coreografici, privi di spazio per l’improvvisazione.
Pare che all’inizio, la gente non si riconoscesse più nelle danze, nelle strutture rigide dell’apprendimento, nei neonati gruppi di danza, e molti le disertarono.
Oggi Gujō Odori è un’importante risorsa economica per il paese e la loro trasmissione è inscindibile all’identità locale. Le danze vengono insegnate e mostrate in tutto il Giappone da membri dell’hozonkai.
Yakage kouta Odori
L’antica Bon odori di Yakage (regione di Okayama) è una danza che viene svolta nel contesto del Festival delle Lanterne.
Faceva parte di quelle antiche danze dell’Obon ormai scomparse da tempo quando fu ripresa insieme a un progetto di riqualificazione della regione, negli anni Sessanta.

È una danza da guardare, ballata da circa cinquanta danzatori dell’hozonkai locale in parata lungo la strada principale del paese: l’antica arteria Sanyodō, che connetteva Shimonoseki a Kyōto e lungo la quale si affacciano ancora case storiche.
I danzatori di entrambi i sessi vestono in yukata e portano un tipico copricapo di paglia, amigasa, che conferisce loro un’aria misteriosa.
La loro danza è fatta di movimenti eleganti, parcellizzati e ben definiti delle braccia, che si sviluppano seguendo il canto locale “Yakage kouta” accompagnato da flauto di canna, tamburo e shamisen.
L’atmosfera è magica, e il paesaggio urbano non è uno sfondo passivo: la luce soffusa delle lanterne appese presso le abitazioni storiche e posta sulla strada evoca tempi antichi, si fa narratrice di memorie.
Awa Odori: da danza locale a spettacolo internazionale
Awa Odori è la danza dell’Obon della regione di Tokushima, di cui Awa è il nome antico.
Le danze di Tokushima sono state il primo esempio in Giappone di un rito tradizionale convertito a pieno in risorsa turistica.
Awa odori è, oggi, un grande evento con un apparato organizzativo enorme alle spalle sia in termini d’impegno professionale, che volontario, e d’investimento.
Per cercare l’efficienza operativa, dal 2019, la gestione del festival legato a Awa Odori è stato affidato a una joint venture, che l’ha reso un prodotto per il mercato globale.

Awa odori è spettacolo, è energia travolgente, è scenografia unica.
L’energia trapela nel ritmo incalzante di cimbali e tamburi, nei colori vivaci degli yukata, nei movimenti sincroni del corpo danzante.
La danza Femminile è ballata avanzando sulla punta dei geta, con le braccia alzate e il busto retto mentre un invito a ballare è scandito a voce acuta
“È folle chi balla, è folle chi guarda; dato che siamo entrambi folli, tanto vale ballare (tutti)!”
La danza maschile è caratterizzata da una postura a baricentro basso, da ampi movimenti delle gambe e delle braccia, e spesso utilizzando lanterne per accentuare il dinamismo.
Anche le donne possono eseguire la danza maschile.

Centinaia di danzatori appartenenti a più di ottocento gruppi ufficiali (ren) sfilano in parata per la strada principale. La parata è a pagamento, ma alla sera, gli stessi danzatori si uniscono a residenti e turisti per le strade della città.
Nessun partecipante all’Awa odori è professionista nonostante il livello tecnico di alcuni ren sia professionale. Sono gente animata da profonda dedizione, grande impegno.


Esistono ren di diversi tipi:
Yusen ren (Gruppi Prioritari): sono l’eccellenza tecnica e sono scelti a ballare nella parata in virtù del loro curriculum, che prevede la frequenza a esibizioni fuori regione o anche all’estero;
Ren Aziendali: formati dai dipendenti di grandi compagnie che utilizzano il festival per promuovere il brand e rafforzare il team building;
Ren Studenteschi: gruppi universitari e delle scuole superiori. Sono ren ad alto ricambio dei membri. Fungono da palestra per i futuri sostenitori;
Niwaka Ren: nati nel 2019. Sono ren improvvisati che permettono a chiunque di diventare partecipante attivo anche solo per una serata.
Per entrare in un Nikawa ren non occorre iscrizione o esperienza. Il giorno del festival, basta riunirsi in punti prestabiliti dove vengono impartite lezioni di base e poi… via a ballare!
Niwaka Ren rappresenta il recupero della partecipazione libera ai balli che caratterizzava Awa Odori nel periodo Edo e rende omaggio alla strofa scandita dalle danzatrici: è folle chi sta a guardare e non balla!
Ma c’è anche un’altra ragione attorno alla nascita del Nikawa ren: lo sforzo di fidelizzare il visitatore temporaneo e trasformarlo in un sostenitore a lungo termine della cultura locale a causa del continuo esodo dei giovani dalla regione.

Il progressivo spopolamento di Tokushima iniziò negli anni Sessanta e impose la creazione di un progetto che potesse rinvigorirne l’economia (chi ha letto il paragrafo su Yakage Odori ritrova un tema corrente). Awa Odori erano indubbiamente attrattive dal punto di vista turistico oltre che un collante identitario della regione.
Awa Odori di oggi sono il prodotto di sfide organizzative, economiche, e di innovazioni radicali.
A partire dagli anni ’90, i leader dei ren sentirono di dovere di operare un rinnovamento radicale perché la tradizione potesse sopravvivere. La protezione assoluta delle caratteristiche tradizionali avrebbe portato la danza all’ estinzione: la danza era ballata in circolo attorno a un palco, non si snodava per le strade, il ritmo era meno frenetico e le danze meno coreografiche, non esisteva la distinzione di genere.
Fu così che il ritmo di Awa Odori si fece più incalzante, le coreografie più appaganti l’occhio.
Oggi, Awa Odori porta sulle strade di Tokushima più di un milione di turisti ed è un notevole motore economico della regione.
Il futuro dell’Awa Odori dipende dalla risoluzione del problema demografico: mentre il festival cresce in popolarità globale, la base dei praticanti locali si restringe.
Gli sforzi attuali si concentrano sull’internazionalizzazione, sul coinvolgimento e la fidelizzazione del visitatore, oltre che sull’educazione delle nuove generazioni locali.
Secondo il dizionario Treccani una tradizione è la trasmissione nel tempo, di generazione in generazione, di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme.
Non è definito quanto la tradizione debba aderire all’origine per potersi definire tale.
Al di la delle definizioni, la realtà è che per mantenere viva una tradizione occorre che la gente moderna la senta propria.
Nel caso di Bon Odori, una delle caratteristiche salienti della tradizione è il coinvolgimento della gente alle danze, è la collettività. Pertanto la capacità di rinnovamento anche al prezzo di acquisire una nuova identità diventa importante al mantenimento del cuore della tradizione stessa.
Ma quanto “nuova” deve essere questa identità per definirsi ancora tradizione?














