Bon Odori, balli tradizionali dell’estate giapponese fra conservazione e rinnovamento

I balli dell’Obon, noti anche come Bon Odori (踊り Odori significa danza), sono una tradizione estiva ubiquitaria in Giappone. Le loro caratteristiche, evoluzione e contesto in cui si svolgono sono tanto eterogenee da variare all’interno di un raggio di pochi kilometri.

Si tratta di danze collettive concentrate in un periodo compreso fra la seconda metà di luglio e la fine di agosto, e in particolare nei giorni dell’Obon (dal 13 al 16 di agosto o luglio a seconda della regione).

L’Obon, secondo la religione buddista, è il periodo in cui le anime dei defunti tornano alle loro dimore terrene, ma la partecipazione ai balli tradizionali dell’Obon non è legata all’accoglienza delle anime, per cui sono osservati riti specifici di cui ho scritto qui: riti dell’Obon in famiglia.

Sebbene Bon Odori abbiano un’origine molto antica, molte delle danze contemporanee non sono simili a quelle di un tempo a causa di pesanti modifiche subite negli anni Venti e negli anni Sessanta del XX secolo.

Le modifiche degli anni Venti furono apportate perché i balli potessero essere legalizzati dopo un bando subito nel periodo Meiji (vedi oltre); i cambiamenti degli anni Sessanta servirono le economie locali aumentando il flusso turistico verso regioni remote.

Oggi, molti balli dell’Obon sono organizzati all’interno di festival più grandi e spesso incorporano adattamenti moderni al fine di attrarre un pubblico giovane e turisti per contrastare problemi di budget e declino demografico.

In questo articolo, racconto di alcuni Bon Odori a cui ho partecipato.
Scrivo di balli spontanei che usano i cortili delle scuole, di balli storici che hanno mantenuto molto dell’antico, e di balli estremamente organizzati, in equilibrio fra necessità di conservazione e di rinnovamento al fine di potere sopravvivere.

Indice dei capitoli:

Bon Odori di quartiere

Balli dell'Obon attorno alla yagura
Danzatrici ballano insieme alla gente locale attorno alla yagura

Le danze dell’Obon di quartiere si svolgono nei cortili delle scuole o in altri spazi liberi dei quartieri e lsi concludono in poche ore.

Sono organizzate dai PTA (Parents and Teachers Association delle scuole di zona) e da associazioni e comitati di quartiere.
La serata prevede danze della tradizione locale o di altre città e danze su musiche moderne, le cui coreografie si accomodano a grandi e piccini.
La musica non è quasi mai completamente dal vivo, fatta eccezione per il tamburo e a volte il flauto.

È bello vedere ballare persone di tutte le età attorno alla yagura, una torretta con sopra issato il tamburo tradizionale. Quasi tutti conoscono le danze, le hanno viste e ballate fin da piccoli, ognuno ha le sue preferite.
Dalla yagura partono file di lanterne tonde a fisarmonica, spesso bianche e rosse, i colori della celebrazione, e la yagura stessa è spesso avviluppata con drappi di stoffa a righe rosse e bianche.

Yagura con taiko bon odori
Suonatore di taiko sulla yagura

Molti vestono in yukata l’abito poco formale dell’estate, dai colori e fantasie vivaci di cui ho parlato nell’articolo sull’estate percepita con i sensi.

Le bambine fanno tenerezza. Si vede che sono contente di vestire in yukata tenuto fermo da delle stole di organza, e camminano vezzose.
Loro ballano, qualcuna dietro alla nonna, ne imita i movimenti.

I maschi, invece, vestono jinbei, un competo casacca e pantalone corto.
Loro più che ai balli sono interessati alle bancarelle organizzate da PTA, dove comprano wulstel alla piastra con ketchup e kakigori, una granita di ghiaccio soffice come la neve e aromatizzata con sciroppo dai colori intensi.

L’atmosfera dei Bon Odori di quartiere è spontanea e familiare, ognuno può ballare come meglio sa, anche inventare completamente se vuole, entrare e uscire dal cerchio.
I partecipanti appartengono al quartiere e a quelli limitrofi, si conoscono, fanno crocchio, ballano insieme. Lo spirito semplice di questo tipo di Bon Odori è forse quello più vicino ai balli dell’Obon del periodo Edo (1603-1868).

Danze tradizionali dell’Obon

Le danze tradizionali dell’Obon sono intese come patrimonio da preservare e pertanto hanno un’organizzazione complessa alle spalle. Alcune di esse sono registrate come patrimonio culturale della nazione o come patrimonio intangibile della umanità dell’UNESCO, come Gujõ Odori e Ōmiya odori di cui tratterò oltre.

Musiche, canti, coreografie di questi balli spesso raccontano della semina, della raccolta del riso, di ciò che ha sostenuto la vita in passato. 
La parte sonora è dal vivo e può prevedere solo musica, solo canto, entrambi o a volte solo il battito di mani o il rumore dei geta (infradito di legno).

Le danze si svolgono sulle strade o presso i templi e sono preservate e gestite da hozonkai locali (associazioni per la preservazione delle danze) da cui dipende ogni decisione organizzativa o riformatrice.

Danzatrici ballano bon odori di Yakage in strada
Membri dell’hozonkai di Yakage ballano sulla strada principale

Membri dell’hozonkai ballano da soli o fra la gente a seconda del luogo.

Bon Odori tradizionali possono svolgersi per più giorni nell’arco di mesi e a volte culminano con una o più notti di ballo fino all’alba, come quelle i balli di Gujō Hachiman (vedi oltre).

Sono danze delicate, da tutelare contro l’invecchiamento della popolazione, la perdita demografica di alcune zone, e il cambiamento dei gusti.
Sono danze storiche ma altrettanto storicamente in bilico fra la necessità di tutela e quella di operare un rinnovamento al fine di mantenerle vive (vedi il paragrafo sulla storia).
Vive significa sentite dalla gente, non un pezzo da museo, perché la loro natura era viva, quella di danza collettiva, di tutti.

Oggi le danze tradizionali esistono grazie al lavoro continuo di tanti volontari (abitanti, membri degli hozonkai) e delle istituzioni. Assicurare loro continuità è una sfida contro la sempre presente crisi demografica ed economica.
Approfondirò questo aspetto nei paragrafi relativi ad ogni danza.

Le danze dei Sutra dell’Urabon
La documentazione storica su Bon Odori è fortemente legata al territorio. 
È tuttavia possibile tracciare una linea comune che risale a prima dell’anno Mille e parte da danze ispirate al Sutra dell’Urabon, che monaci buddisti svolgevano, su offerta, per proteggere sette generazioni di Avi dagli spiriti malvagi dell’al di là.

Le danze si tenevano giorno 15 del settimo mese del calendario lunare, durante l’Urabon, un periodo dedicato ai morti che però (a differenza dell’Obon contemporaneo) non comprendeva il rito del ritorno delle anime alle loro case terrene.

Nenbutsu Odori
Nel periodo Kamakura (1185–1333), nacque un ibrido, Nenbutsu odori in cui anche la gente comune danzava sulle parole salmodiate dai monaci.

Nascono i balli dell’Obon
Ma con il passare dei secoli, l’enfasi dell’evento si spostò progressivamente dalla preghiera alla danza come intrattenimento. Le danze si fecero sempre più vivaci e divennero completamente svincolate dal contesto religioso.
Nacquero le basi delle attuali danze dell’Obon.

I balli dell’Obon nel periodo Edo
Nel periodo Edo (1603–1867), il Bakufu Tokugawa permise i balli dell’Obon a ogni ceto sociale, e questo aspetto fu determinante nella diffusione di bon Odori.
Bon Odori divenne un momento di socializzazione, divertimento, armonia, incontro fra uomini e donne al fine del matrimonio o di fare semplicemente del sesso. 

Le danze erano molto libere, improvvisate e contenevano elementi provocatori ed espliciti, come quelle di Gujo Hachiman e di Hiruzen (vedi oltre).
Le danze divennero talmente frequentate che, per motivi di ordine pubblico, furono vietate nelle grandi città (Edo, Osaka, Kyoto).

Il divieto a ballare del periodo Meiji (1868-1912)
Nel periodo Meiji , lo Stato Imperiale intraprese un sistematico smantellamento delle espressioni culturali popolari perché giudicate rozze e incompatibili agli standard della modernità occidentale.

Secondo la nuova prospettiva sociale, Bon Odori con il loro rumore, travestimenti e libertà erano minacce al buon gusto di una società evoluta.
Tuttavia, la popolazione continuò a danzare sia in forma clandestina, sia sfruttando lacune legislative o integrando le danze in eventi di preghiera per il buon raccolto.

Questa resilienza permise la sopravvivenza delle danze e quindi l’avvio (negli anni Venti del secolo scorso) di negoziazioni fra gli hozonkai e le Autorità per la legalizzazione delle stesse.
Il prezzo pagato, però, fu la perdita di molti elementi intrinseci alle forme arcaiche.

Gli anni del dopoguerra
Nel dopoguerra le danze dell’Obon vennero riprese lentamente e negli anni Sessanta alcune di esse subirono cambiamenti drastici.
Sono gli anni dell’esodo dei lavoratori e dei giovani verso le grandi città, e del rapido cambiamento dei gusti della gente.
Le economie locali sono in crisi e le danze rischiano l’estinzione. La loro sopravvivenza è affidata a progetti di riqualificazione turistica e globale del territorio.

cantori sotto una lanterna ornata da washi intagliata
Cantori sotto la lanterna ornata con shirige

È la danza dell’Obon di Hiruzen (Maniwa, regione di Okayama).
Risale probabilmente al VII secolo ma mancano teorie accreditate in merito, nonostante ciò per gli evidenti tratti di arcaicità conservati, la danza è registrata come patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità dall’UNESCO dal 2022 .

In più serate di agosto, danzatori appartenenti all’ hosonkai locale ballano insieme agli abitanti di Hiruzen in varie zone della zona. I visitatori occasionali sono i benvenuti a ballare.
Nel giorno centrale, il 15 agosto, la danza viene eseguita al tempio Fukuda, detto anche Ōmiya Sama.
È questa la danza a cui ho assistito e di cui vi racconto la mia esperienza sul Racconti sui tatami: Omiya Odori

danzatrici con stola in testa ballano

Ōmiya Odori si compone si svolge in circolo attorno a un palco basso su cui sei cantori in yukata cantano accompagnati dal solo tamburo.

I danzatori si muovono nell’oscurità rotta dal fascio di qualche faretto e dalla luce soffusa della grande lanterna che illumina il palco.

Dal margine inferiore dei pannelli della lanterna scendono fogli di washi (carta artigianale) bianca meticolosamente intagliati.
Si pensa che il nome shirige derivi da oshiri, sedere, e ke peli perché un tempo si narrava che peli di animali fossero stati applicati alla base delle lanterne per evitare che i demoni rubassero l’olio.

L’atmosfera è solenne e ha un certo non so che di ipnotico e ancestrale.

Le tre danze di cui Ōmiya Odori si compone sono meste e prevedono il movimento sinuoso ed elaborato delle braccia e delle mani mentre i piedi si muovono di quel poco per avanzare.

donne in yukata ballano Omiya Odori con una stola di cotone sul capo

Le dita sono poste in modo da mimare la testa di una volpe.
Le volpe è, nel contesto di Omiya odori, il simbolo della pioggia e della fertilità, importante nelle comunità rurali.

L’unica eccezione alla solennità della danza è la comparsa di tre personaggi alla fine della serata. Sono vestiti in modo antico e si muovono con movimenti ampi e poco aggraziati.

Uno dei danzatori suona un piattello mentre gli altri due tengono rispettivamente un bastone e una scodella in mano, alludendo velatamente all’atto sessuale e augurano fertilità.

Un tempo l’omaggio delle danze di Hiruzen alla fertilità non riguardava solo l’agricoltura ma anche la sfera umana. Le danze erano luogo d’incontro per la formazione di coppie in un paese nel cuore della campagna. La danza allusiva, il travestimento sono il retaggio del periodo Edo e successivamente dell’epoca in cui molte danze dell’Obon vissero in semi clandestinità travestite da danze legate alla fertilità agricola.

Puoi vedere il video che ho fatto a Ōmiya Odori a questo link: video Omiya Odori

Le danze dell’Obon di Gujō Hachiman (Gujō Odori, regione di Gifu) sono fra le tre più importanti del Giappone insieme a Awa Odori (Tokushima) e Nishimonai Odori (Akita), e sono registrate come patrimonio culturale intangibile dell’umanità dell’UNESCO.

Per trentadue giorni discontinui, tra la seconda metà di luglio al primo weekend di settembre, le strade del paese si riempiono di gente danzante e dal 13 al 16 di agosto, quando si balla fino all’alba, i visitatori sono decine di migliaia.
È chiaro che queste danze sono un motore econimico importante per Gujō Hachiman, un piccolo paese incassato in una valle.

I danzatori dell’hozonkai locale (l’associazione per la preservazione delle danze tradizionali) danzano insieme a gente di ogni età e nazione attorno a un carro su cui stanno i cantori e i suonatori di fue (flauto corto di canna), shamisen e tsutsumi taiko (tamburo a clessidra)

Gente balla vicino al carro con i suonatori e cantori Gujo Bon Odori

Gujō Odori si compone di dieci danze, ballate su musica orecchiabile e, spesso, vivace. Le coreografie sono semplici solo in apparenza, ma non importa se si salta un passo, l’importante è fare parte della danza, imitare gli altri, battere le mani, fare risuonare il legno dei geta sulla strada, tutti in sincronia. Questo è lo spirito.

Potete visitare la pagina di Gujō Odori con i video e la spiegazione delle danze qui: Gujō Odori.

E vedere il mio video su you tube a questo link Video Gujō Odori

Di fatto Gujō Odori sono danze da esperire.
Non ci sono scuse perché è possibile imparare i rudimenti di tutte le dieci danze frequentando brevi corsi prima di ogni serata.

La danza è sopravvissuta al prezzo di pesanti compromessi che ne hanno cambiato l’atmosfera, reciso l’interazione spontanea (e impudica) dei partecipanti, che caratterizzava la forma originale.

Turisti e locali ballano Gujo Bon Odori
Turisti e locali danzano per le strade di Gujō Hachiman

Come già accennato nel capitolo sulla storia di Bon Odori, tra il 1874 e il 1875, le danze dell’Obon furono messe fuorilegge dal governo Meiji in quanto il loro carattere impudico, talvolta esplicitamente edonistico ed erotico era considerato barbaro e non adatto a una civiltà moderna, e le danze di Gujo Hachiman non fecero eccezione.

Tuttavia, l’ordinanza di Gifu non vietava in modo esplicito il travestimento.
Questa lacuna legislativa fu sfruttata come tattica di resilienza e il travestimento divenne un pretesto per conservare gli elementi libertini del periodo Edo.
Le danze continuarono mascherate da “celebrazione del raccolto”.

Fu la capacità di mantenere vivi i balli che rese possibile la loro successiva istituzionalizzazione nel 1923, quando i membri del neonato hozonkai negoziarono le caratteristiche delle danze con le autorità di polizia locale.

Dal compromesso sopravvissero solo le dieci danze odierne i cui canti e gesti si sono fatti più eleganti e coreografici, privi di spazio per l’improvvisazione.
Pare che all’inizio, la gente non si riconoscesse più nelle danze, nelle strutture rigide dell’apprendimento, nei neonati gruppi di danza, e molti le disertarono.

Oggi Gujō Odori è un’importante risorsa economica per il paese e la loro trasmissione è inscindibile all’identità locale. Le danze vengono insegnate e mostrate in tutto il Giappone da membri dell’hozonkai.

L’antica Bon odori di Yakage (regione di Okayama) è una danza che viene svolta nel contesto del Festival delle Lanterne.
Faceva parte di quelle antiche danze dell’Obon ormai scomparse da tempo quando fu ripresa insieme a un progetto di riqualificazione della regione, negli anni Sessanta.

Danzatrici in kimono bianco ballano sulla strada principale di Yakage
Danzatrici ballano Yakage kouta Odori accanto a un antico edificio

È una danza da guardare, ballata da circa cinquanta danzatori dell’hozonkai locale in parata lungo la strada principale del paese: l’antica arteria Sanyodō, che connetteva Shimonoseki a Kyōto e lungo la quale si affacciano ancora case storiche.

I danzatori di entrambi i sessi vestono in yukata e portano un tipico copricapo di paglia, amigasa, che conferisce loro un’aria misteriosa.

La loro danza è fatta di movimenti eleganti, parcellizzati e ben definiti delle braccia, che si sviluppano seguendo il canto locale “Yakage kouta” accompagnato da flauto di canna, tamburo e shamisen.
L’atmosfera è magica, e il paesaggio urbano non è uno sfondo passivo: la luce soffusa delle lanterne appese presso le abitazioni storiche e posta sulla strada evoca tempi antichi, si fa narratrice di memorie.

Awa Odori è la danza dell’Obon della regione di Tokushima, di cui Awa è il nome antico.
Le danze di Tokushima sono state il primo esempio in Giappone di un rito tradizionale convertito a pieno in risorsa turistica.

Awa odori è, oggi, un grande evento con un apparato organizzativo enorme alle spalle sia in termini d’impegno professionale, che volontario, e d’investimento.
Per cercare l’efficienza operativa, dal 2019, la gestione del festival legato a Awa Odori è stato affidato a una joint venture, che l’ha reso un prodotto per il mercato globale.

Balli dell'obon di Tokushima coreografia di danzatrici in kimono colorato

Awa odori è spettacolo, è energia travolgente, è scenografia unica.
L’energia trapela nel ritmo incalzante di cimbali e tamburi, nei colori vivaci degli yukata, nei movimenti sincroni del corpo danzante.

La danza Femminile è ballata avanzando sulla punta dei geta, con le braccia alzate e il busto retto mentre un invito a ballare è scandito a voce acuta

La danza maschile è caratterizzata da una postura a baricentro basso, da ampi movimenti delle gambe e delle braccia, e spesso utilizzando lanterne per accentuare il dinamismo.
Anche le donne possono eseguire la danza maschile.

danzatori di Awa Odori, ballo maschile


Centinaia di danzatori appartenenti a più di ottocento gruppi ufficiali (ren) sfilano in parata per la strada principale. La parata è a pagamento, ma alla sera, gli stessi danzatori si uniscono a residenti e turisti per le strade della città.

Nessun partecipante all’Awa odori è professionista nonostante il livello tecnico di alcuni ren sia professionale. Sono gente animata da profonda dedizione, grande impegno.

Esistono ren di diversi tipi:
Yusen ren (Gruppi Prioritari):  sono l’eccellenza tecnica e sono scelti a ballare nella parata in virtù del loro curriculum, che prevede la frequenza a esibizioni fuori regione o anche all’estero;
 
Ren Aziendali:  formati dai dipendenti di grandi compagnie che utilizzano il festival per promuovere il brand e rafforzare il team building;

Ren Studenteschi:  gruppi universitari e delle scuole superiori. Sono ren ad alto ricambio dei membri. Fungono da palestra per i futuri sostenitori;

Niwaka Ren: nati nel 2019. Sono ren improvvisati che permettono a chiunque di diventare partecipante attivo anche solo per una serata.
Per entrare in un Nikawa ren non occorre iscrizione o esperienza. Il giorno del festival, basta riunirsi in punti prestabiliti dove vengono impartite lezioni di base e poi… via a ballare!

Niwaka Ren  rappresenta il recupero della partecipazione libera ai balli che caratterizzava Awa Odori nel periodo Edo e rende omaggio alla strofa scandita dalle danzatrici: è folle chi sta a guardare e non balla!

Ma c’è anche un’altra ragione attorno alla nascita del Nikawa ren: lo sforzo di fidelizzare il visitatore temporaneo e trasformarlo in un sostenitore a lungo termine della cultura locale a causa del continuo esodo dei giovani dalla regione.

Danzatori alzano lanterne mentre ballano Awa Odori

Il progressivo spopolamento di Tokushima iniziò negli anni Sessanta e impose la creazione di un progetto che potesse rinvigorirne l’economia (chi ha letto il paragrafo su Yakage Odori ritrova un tema corrente). Awa Odori erano indubbiamente attrattive dal punto di vista turistico oltre che un collante identitario della regione.

A partire dagli anni ’90, i leader dei ren sentirono di dovere di operare un rinnovamento radicale perché la tradizione potesse sopravvivere. La protezione assoluta delle caratteristiche tradizionali avrebbe portato la danza all’ estinzione: la danza era ballata in circolo attorno a un palco, non si snodava per le strade, il ritmo era meno frenetico e le danze meno coreografiche, non esisteva la distinzione di genere.

Fu così che il ritmo di Awa Odori si fece più incalzante, le coreografie più appaganti l’occhio.

Oggi, Awa Odori porta sulle strade di Tokushima più di un milione di turisti ed è un notevole motore economico della regione.

Il futuro dell’Awa Odori dipende dalla risoluzione del problema demografico: mentre il festival cresce in popolarità globale, la base dei praticanti locali si restringe.
Gli sforzi attuali si concentrano sull’internazionalizzazione, sul coinvolgimento e la fidelizzazione del visitatore, oltre che sull’educazione delle nuove generazioni locali.



Secondo il dizionario Treccani una tradizione è la trasmissione nel tempo, di generazione in generazione, di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme.
Non è definito quanto la tradizione debba aderire all’origine per potersi definire tale.

Al di la delle definizioni, la realtà è che per mantenere viva una tradizione occorre che la gente moderna la senta propria.
Nel caso di Bon Odori, una delle caratteristiche salienti della tradizione è il coinvolgimento della gente alle danze, è la collettività. Pertanto la capacità di rinnovamento anche al prezzo di acquisire una nuova identità diventa importante al mantenimento del cuore della tradizione stessa.
Ma quanto “nuova” deve essere questa identità per definirsi ancora tradizione?

Carri e rituali al Sagicho matsuri di Omihachiman

Sagicho matsuri è la festa di primavera che la città di Omihachiman (Shiga) offre alle divinità locali. Si tiene nel fine settimana più vicino al 15 marzo, è Patrimonio Popolare Intangibile del Giappone ed è anche uno dei matsuri più particolari che abbia mai visto.

Con più di cinquecento anni di vita, la festa vede sfilare, combattere, e bruciare dodici carri, preparati interamente dagli abitanti delle dodici vecchie contrade della città.

L’opulenza del Sagicho matsuri (pronuncia Saghicio matsuri) riflette la grande ricchezza di cui la città godeva nel periodo Edo grazie ai suoi mercanti, famosi per le loro grandi capacità imprenditoriali.
Da allora, gli abitanti della città perpetuano diligentemente questo festival con notevole dispendio di tempo, energie e anche di soldi.

Come sono fatti i carri

carro tradizionale del Sagicho matsuri
Carro con un cavallo che porta i desideri alla divinità. La girandola e la trottola rappresentano il tempo che scorre

I carri di Omihachiman si chiamano Sagicho, da cui il nome del matsuri.
Hanno una base fatta di tronchi decorticati, legati con corde di paglia intrecciata, che viene portata a spalla da circa trenta uomini.

Torcia di paglia del carro
Torcia piramidale e talismani del carro

Una vistosa torcia, a forma di piramide e alta circa tre metri, è fissata al centro del traliccio di tronchi.
È rivestita da piccoli mazzi di paglia di riso disposti in vari ordini.

Sopra alla torcia svetta un pennacchio fatto con strisce di washi rossa al cui fianco pendono simboli di buon auspicio: sfere ricoperte di fiori di carta, dadi, sacchetti portamonete, ventagli.

Strutture molto vistose decorano la parte frontale del carro e fanno da sfondo alla figura dell’animale a cui è dedicato l’anno in corso secondo lo zodiaco cinese: quest’anno è l’anno del cavallo.

Queste decorazioni sono una meraviglia d’arte e tecnica e meritano uno spazio particolare.

Le ricche decorazioni dei carri: uno dono al divino


Il medaglione e l’animale frontale dei dodici carri è l’offerta alle divinità protettrici.
Ogni decorazione non è un semplice ornamento ma esprime un’idea o una metafora ed è ideata e costruita dagli abitanti di ognuno dei dodici quartieri della città.

Molte delle decorazioni di quest’anno hanno ripercorso la storia della fondazione della città, hanno rappresentato la corsa del cavallo attraverso paesaggi locali o mentre portava i desideri dell’uomo al divino.

Le decorazioni sono fatte in circa tre mesi di lavoro e con l’impiego materiale commestibile.
E così i cavalli avevano il pelo di zucchero, come quello delle caramelle; avevano pesce secco per unghie, si stagliavano contro uno sfondo decorato con polvere verde di alga, fagioli di vari colori, granoturco.
C’erano addirittura teste di pesce secco che rendevano l’effetto freddo e duro del ferro, e peperoncini rossi che parevano scoppiettare come fiamme.

Il materiale commestibile è usato perché al divino si offre ciò che è più prezioso e rappresenta ricchezza.
Ma a mio parere, questi medaglioni, esprimono un’ulteriore ricchezza: quella che nasce dal senso di appartenenza di ogni singolo individuo a una comunità con cui condividere valori e obiettivi.
A Omihachiman l’obiettivo è custodire il proprio patrimonio culturale e tramandarlo alle nuove generazioni.

I carri vengono bruciati alla fine del matsuri e il loro fumo porta al divino la preghiera di ringraziamento per l’abbondanza ricevuta nell’anno precedente e l’auspicio di protezione da incendi e disgrazie, e prosperità nell’anno in corso.

Sagicho matsuri comincia al pomeriggio del sabato, con la processione dei carri per le strade del centro storico e prosegue per tutta la domenica con il loro girovagare per le strade, la battaglia dei carri nel piazzale davanti al tempio Himure Hachimangu, e infine, il grande rogo.

Il sabato
Il matsuri inizia con l’uscita dei carri dal tempio. Visti da lontano oltre il grande torii, sono piccole macchie rosso vermiglio, ma quando si avvicinano sono uno splendore di forme, di colori e animali.

il rito della sfilata dei carri al matsuri

I pennacchi di washi, sottile come carta velina, e i talismani ondeggiano ad ogni passo dei trenta odoriko vestiti di colori e fantasie molto evidenti.
Fra di loro i giovani sono molto di più di quanti ne abbia visto in altri matsuri, ma fra loro ci sono anche teste brizzolate. 
La forza e la resistenza sono necessarie al Sagicho matsuri perché ogni carro pesa circa cinquecento chili e le energie per governarlo devono bastare per due giorni intensi.

Gli odoriko fanno balzare su e giù il carro o lo fanno girare su se stesso mentre gridano con energia e al ritmo di un fischietto:

Choyare! Choyare! Mase, mase, mase!-

Infine, i carri lasciano lo spiazzo davanti al torii e si addentrano per le strade di Omihachiman fino alla sera, quando ritornano allo sterrato davanti al tempio.

E lì che li attende una festa di birra e saké, che per il vero non erano mancati per le strade! 
Dalle numerose bancarelle nei paraggi, arriva il profumo di carne e calamari arrostiti misto a quello vanigliato delle torte.

La domenica
La domenica è il giorno delle battaglie, letteralmente litigi (Kenka) in cui i carri vengono portati per le strade senza un itinerario preciso da seguire. Quando si trovano uno di fronte all’altro si scontrano e si spingono. Ma la vera battaglia avviene nel precinto del tempio, allora il campo diventa veramente spettacolare.

battaglia tradizionale al Saigicho matsuri

I due carri si dispongono uno in faccia all’altro, con la parte anteriore alzata in forma di attacco. Uno dei due carri avanza veloce fino a incastrare i suoi tronchi fra quelli del carro rivale e a questo punto nasce un gioco di forza in cui ogni gruppo di odoriko spinge il proprio carro contro quello avversario. Il precinto del tempio diventa un tripudio di forme e colori.

allegrica di colori e forme a Omihachiman

Musi di cavallo, strisce di washi rossa, talismani penzolanti, i colori degli Odoriko, quelli dei medaglioni decorativi, trilli di fischietto, urla di incitazione, tutto si mescola in un guazzabuglio che occupa tutto il campo visivo.

incendio dei carri del matsuri

Alle otto in punto della sera, inizia la cerimonia del fuoco.
È proprio ora che il matsuri, noto in tutto il paese per la sua singolarità, raggiunge il culmine: i sontuosi carri vengono dati alle fiamme nel precinto del tempo gremito di persone.

Il rito si conclude intorno alla mezzanotte, quando tutti i carri e la loro offerta alla divinità sono saliti in cielo sotto forma di fumo.

In origine, il Sagicho era un rito tramandato dalla Cina nel IX secolo per ricevere protezione e raccolto abbondante dalle divinità.
Il matsuri si diffuse nelle vicinanze di Kyoto (Shiga, la regione di Omihachiman è adiacente alla regione di Kyōto).

Il Sagicho matsuri di Omihachiman pare sia iniziato nel 1579, nella vicina città di Azuchi, in occasione del completamento del castello di Oda Nobunaga, il primo dei tre grandi unificatori del Giappone.

Quando, nel 1582, il castello di Azuchi fu distrutto e Nobunaga ucciso, molti abitanti di Azuchi si trasferirono nell’attuale Omihachiman, portando la tradizione annuale del Sagicho matsuri.
La festa divenne parte dei riti offerti al santuario Hachiman per auspicare protezione contro la sfortuna e gli incendi.

Se vuoi vivere l’atmosfera del matsuri attraverso il mio sguardo, puoi leggere il mio articolo su “Racconti sui tatami” su Substack

Gli aquiloni tradizionali del Giappone al museo di Ikazaki

In questo post vi mostro alcuni degli aquiloni che ho visto al museo degli aquiloni di Ikazaki, che dista a circa un kilometro da Uchiko (regione di Ehime).
Il museo possiede un’ampia collezione di tako, così si chiamano gli aquiloni in giapponese, provenienti da ogni regione del Giappone, più alcuni esemplari dell’Asia.

Continua a leggere “Gli aquiloni tradizionali del Giappone al museo di Ikazaki”

L’Obon in famiglia: preparativi per accogliere le anime dei defunti

Obon è una periodo di quattro giorni in cui, secondo la religione Buddista, le anime dei defunti ritornano alle proprie case terrene.
Durante l’Obon le famiglie visitano i cimiteri e si riuniscono nelle “case di famiglia” per accogliere lo spirito degli antenati.

Continua a leggere “L’Obon in famiglia: preparativi per accogliere le anime dei defunti”

Forma e significato delle decorazioni tradizionali d’inizio anno in Giappone .

Aggiornato il 15 dicembre 2024

In Giappone, dal 26 di dicembre e per le prime due settimane di gennaio, vengono esposte decorazioni tradizionali d’inizio anno dal significato e nome peculiare: kadomatsu, kagami mochi e shimekazari.

Queste decorazioni del capodanno giapponese non sono semplici ornamenti ma yorishiro, cioè dimore per ospitare divinità (kami) e, in particolare, la divinità Toshigami.

Continua a leggere “Forma e significato delle decorazioni tradizionali d’inizio anno in Giappone .”