Come è fatta una minka, la casa tradizionale del Giappone rurale

Il termine minka significa casa vernacolare (民家 min-ka significa: gente comune-abitazione) e, in particolare, indica la casa del Giappone rurale contrapposta alla machiya, la casa urbana.

Le minka, in quanto case della gente comune, comprendono un vasto genere di abitazioni.
Tuttavia, l’immagine prevalente fra gli occidentali è quella della casa con il tetto in paglia e costruita nel periodo Edo (1603-1868).

In questo post descriverò come è fatta una minka nell’accezione riduttiva di casa rurale del Giappone dei secoli passati.

La casa del Giappone rurale e il suo rapporto con la natura

Visitare una minka, credo sia un’esperienza indimenticabile anche per chi non è appassionato di architettura. Il fascino che emana è del tutto particolare.

Entrare in una minka è come accedere a un microcosmo di bellezza in cui percepiamo l’energia della natura attraverso le curve e i nodi di colonne e travi imperfette, eppure, straordinariamente belle.

La casa rurale, in Giappone, era costruita con ciò che la natura offriva nelle immediate vicinanze (alberi, paglia, terra, bambù). Il legname era generalmente di castagno o quercia ma mai di conifera, albero che le rigide leggi dello shogunato destinava alle sole classi dei samurai e dei monaci.

La costruzione delle minka perseguiva la ricerca di un perfetto equilibrio fra uomo e natura tipico della cultura nipponica.
Era, infatti, prassi disporre i tronchi degli alberi che fungevano da colonne nella stessa direzione in cui si trovavano in natura: se crescevano sul versante a sud della montagna, venivano posti a sud; se crescevano a nord venivano messi a nord.

Casa rurale con il tetto in paglia

Quando venivano fatte giunzioni fra due tronchi di legno (soprattutto nella struttura portante del tetto) si teneva conto delle forze interne che scorrono da radice verso apice.

Pertanto due tronchi venivano congiunti in modo che le parti a contatto appartenessero alla parte apicale della pianta (apice-apice). In questo modo le forze avrebbero tenuto insieme la giunzione strettamente. Nel caso di una giunzione apice-radice, le forze sarebbero fluite in modo naturale da un tronco all’altro.
Non si usava ma una combinazione che mettesse a contatto le due parti radicali perché le tensioni interne al legno avrebbero divaricato la giunzione.

Ovviamente nei secoli passati c’erano case ricche e povere e quelle a noi pervenute sono quelle più ben costruite.

Le caratteristiche del tetto di paglia: kayabuki yane

Il tetto della casa tradizionale del Giappone rurale è di notevole impatto visivo e, in giapponese, prende il nome di kayabuki yane. Il tetto appare sproporzionatamente grande rispetto all’estensione della muratura e, quando spunta fra gli alberi, pare veramente come qualcosa di maestoso.
Per questo la qualità e la quantità del materiale di cui era indice dello status sociale dei padroni di casa.

tetti-case-rurali-Giappone
Miyama (regione di Kyoto) Kayabukiyane con trave di colmo sormontata da bracci incrociati per rompere la neve

La paglia del tetto è generalmente di suzuki (miscanthus sinensis) nelle zone montane o anche di cannuccia nelle zone pianeggianti. Veniva usato anche riso e grano ma queste piante assorbono troppa umidità.
I fasci di miscanto poggiano su un telaio fatto di tronchi e steli di bambù, che vengono legati con cordame in paglia.

La forma delle falde del tetto e i rinforzi delle travi di colmo variano a seconda della planimetria della casa, del luogo e del clima.

I kayabuki yane hanno durata ventennale e prevedono, a monte, un lavoro di coltivazione e stoccaggio del miscanto. Oggi questo tipo di tetto è quasi sparito dal paesaggio e il perché, lo vedremo in un prossimo post.

Quando la casa non aveva un secondo piano (spesso usato per la sericultura), la complicata impalcatura che sosteneva il tetto (Koya-gumi) era a vista.
Nelle case dei più facoltosi, il gioco delle travi è di notevole valore estetico. Tronchi molto lunghi e di diametro notevole sono posizionati l’uno rispetto l’altro tenendo conto delle loro curvature naturali e uniti con giunzioni e incastri ingegnosi.

Il perimetro della casa rurale tradizionale

Il perimetro delle case rurali era composto dalle colonne, i muri e gli infissi.
Le colonne poggiavano su pietre arrotondate e la loro base veniva modellata per adattarsi alla pietra stessa. Erano squadrate o più spesso lasciate con le loro curvature e a vista.
Fra una colonna e l’altra si estendeva il muro di terra impastata con paglia più o meno grossolana.

La terra del muro veniva composta fra le maglie di un traliccio fatto con liste di bambù.
Questo tipo di muro è caratterizzante ogni edificio tradizionale del Giappone dalla minka alla casa del samurai.

L’ingresso principale e gli infissi in legno (a battente o scorrevoli) erano posizionati sul lato maggiore della casa. Quando gli infissi erano chiusi non lasciavano filtrare la luce all’interno.
Talvolta il muro perimetrale veniva protetto con assi di legno oppure ricoperto con fascine di canne o di bambù.

L’ interno di una minka

Gli interni delle case rurali del XIX secolo raccontano una storia di lavoro e di intimità famigliare.
La loro planimetria constava di un doma e di una o più stanze a uso privato.
Il doma fungeva da area di servizio e in esso si svolgevano alcuni lavori, soprattutto d’inverno. 
Al suo interno spesso vi era una macina, un mortaio e la kamado (la cucina di terra e paglia).

esempio di doma e zona abitativa di una minka giapponese
Shikokumura. Doma e zona abitata con focolare e cucina

Talvolta, comprendeva una stalla.
I locali ad uso abitativo erano rialzati rispetto al doma. Spesso fra il doma e la zona abitativa vi era la colonna principale della casa (daikoku-bashira).

Il loro pavimento era fatto di bambù o di assi di legno sopra i quali venivano stese delle stuoie di paglia intrecciata detti i mushiro.

Non mancavano mai il butzudan e il kamidana: l’altare per venerare i defunti e i kami protettori della casa e delle attività agricole, rispettivamente.
Almeno una stanza aveva un irori.

Cos’è e come funziona un irori

L’irori è un focolare formato da una depressione quadrata, definita da pietre o argilla intonacata e coperta da cenere.
Era il cuore della minka, un punto sacro dove risiedevano le divinità domestiche e serviva come punto di socializzazione della famiglia.

stanza di una casa rurale del Giappone con irori
Shikokumura. Sono visibili l’irori, i mushiro, i kamidana (in alto a sinistra), il pavimento di bambù


L’irori, inoltre, serviva per cucinare piccoli cibi, per scaldarsi e sebbene annerisse con il suo fumo il legno della casa, contribuiva alla sua salute uccidendo larve, insetti e allontanando i topi. 
Il tetto aveva sempre un’apertura per fare uscire il fumo.

meccanismo di regolazione dell'irori

Sopra all’irori c’era una yakkan, cioè una sorta di teiera di metallo la cui altezza dal fuoco era regolabile.
Nel caso dell’irori in figura, la yakkan è appesa a un ramo che, a sua volta è inserito dentro a uno stelo di bambù.

Il ramo a cui è appesa la yakkan è, inoltre, inserito nel foro di un secondo pezzo di legno, che è fissato al bambù da una corda.
La tensione della corda (opportunamente regolata) fa inclinare il pezzo di legno secondo e porta il piano del foro in posizione obliqua rispetto al ramo a cui è appesa la yakkan.
In questo modo il ramo, facendo attrito sulla parete del foro, non può scorrere verso il basso, rimanendo bloccato all’altezza voluta.

Al museo di Nariwa dell’architetto Takao Ando, l’esistenza in movimento

Il museo d’arte di Nariwa, opera dell’architetto Tadao Ando, si trova nella regione di Okayama e più precisamente nella città di Takahashi. Costruito nel 1994, il museo non ospita, al momento, una collezione permanente ma mostre temporanee.

Continua a leggere “Al museo di Nariwa dell’architetto Takao Ando, l’esistenza in movimento”

A casa del samurai: abitazioni a confronto

Le residenze dei samurai sono fra le tante bellezze da visitare nella regione di Okayama. Hanno un fascino particolare e sono un esempio di “semplicità austera” dove l’ostentazione della ricchezza non va a scapito della sobrietà. Emanano pertanto un’atmosfera diversa rispetto a quella che si respira, talvolta, nelle case tradizionali dei mercanti ricchi del Giappone.

Ho visitato le residenze dei samurai delle città di Katsuyama, Ashimori e Takahashi e in questo articolo ne sottolineo gli elementi architettonici e le caratteristiche peculiari.

Continua a leggere “A casa del samurai: abitazioni a confronto”

Guida ai kura: gli antichi magazzini del Giappone

Questo articolo analizza i segreti dell’architettura dei kura ovvero come sono fatti i magazzini tradizionali del Giappone. Nei kura venivano conservati i beni preziosi come la raccolta stagionale di riso, le merci da vendere, i tesori di famiglia, le materie prime per l’attività professionale della famiglia.

Continua a leggere “Guida ai kura: gli antichi magazzini del Giappone”