Diario di viaggio sulla Izumo kaidō: seguendo l’argine del fiume Hino

Lasciato il tempio Anyoji di cui vi ho parlato nel post precedente l’antica via di comunicazione Izumo kaidō , che sto percorrendo a tappe, si perde fra la campagna per poi fondersi con la strada nuova sull’argine del fiume Hino.

edicola-votiva-Giappone

Da sopra l’argine guardo il fiume, gli orti ben curati e le piccole edicole, che racchiudono da secoli kami protettori. “C’è sempre stata, protegge il rione” mi dicono delle signore intente a zappettare l’orto.

Viaggiando sulla Izumo Kaidō ho compreso in varie occasioni quanto le “cose” lasciate nei secoli siano parte della comunità e siano da essa protette e curate, indipendentemente che la loro storia e origine sia compresa o no.

Lontano, il monte Daisen, quieto, sta a guardare. La sua forma mi ricorda un po’ il monte Fuji.

monte-daisen-shirube-ishi

Il monte Daisen (grande e montagna: dai 大 e sen 山)è alto 1700 metri circa e fino al periodo Meiji (1868-1912) era una montagna sacra sulle cui cime venivano addestrati gli asceti buddisti. Non poteva pertanto essere visitata dalla gente comune. Il suo paesaggio incontaminato crea ancora un’atmosfera mistica e lo rende meta di tanti visitatori.

Noi, invece, ci godiamo il Daisen dal basso e proseguiamo per la nostra strada, che entra nella frazione di Mizuhata, alla cui entrata una shirube ishi donata da qualcuno (in mezzo c’è scritto kishin: ricevuto in donazione) ci indica che a sinistra si procede per kamigata (i luoghi dove sta l’imperatore: l’odierno Kansai) e per il monte Daisen. Altro non so.

Procedendo oltre, c’è il verde della campagna, stupa abbandonati e il paradiso dei germani. Fino alla fine del 1800, il paesaggio non era così. Il terreno fu disboscato a fatica e pietre commemorative lo ricordano.

Riprendo a percorrere l’argine del fiume per arrivare davanti al tempio shintoista Hachiman dalla grande shimenawa (composizione di paglia ritorta) al suo ingresso. Proprio davanti al suo torii e al suo toro (lanterna) passa la Izumo Kaidō.

Il tempio è testimone di quando questo luogo era gremito di mercanti, signori in viaggio e, probabilmente, posti di ristoro, perché proprio davanti al tempio c’era il molo delle barche che portavano all’altra sponda del fiume.
La Izumo kaidō, infatti, passava da una sponda all’altra del fiume e spesso no vi erano ponti.

Fra i mercanti che aspettavano al molo c’era anche il venditore di anguille di cui vi ho parlato da ciò che rimane del castello di Yonago. Sicuramente qui avrà immerso le sue ceste nel fiume!

Attraversato il fiume, è pura campagna

8 pensieri riguardo “Diario di viaggio sulla Izumo kaidō: seguendo l’argine del fiume Hino

  1. Per un attimo, guardando queste bellissime immagini, mi è sembrato di ritrovarmi nell’epoca Sengoku. Certo che in quei luoghi il rispetto e la cura delle cose passate è ben diverso rispetto a qui. Ti invidio tantissimo perché puoi vedere di persona questi posti.

      1. Grazie per il tuo interesse.
        Quelle pietre sono gorintō. Vengono usate per segnare tombe ma anche come stele commemorative. Credo che siano state portate lì dalle vicinanze, quando hanno messo a posto i campi di riso. Nei gorintō i vari piani rappresentano i cinque elementi. Questi gorintō sono semplici, ma quelli di una certa importanza portano incisi dei sutra o i simboli degli elementi: vuoto, aria, fuoco, acqua e terra.

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