Viaggio nel Giappone nascosto: il porto antico di Ushimado, sulla costa del mare interno di Seto

Ushimado è un piccolo paese sulla costa del mare interno di Seto o mare interno del Giappone e fa parte di quel Giappone nascosto e lontano dal turismo di massa. Ne amo l’atmosfera tranquilla e il profumo di mare.

Strada centrale di Ushimado e case scure con yakusugi ban

Il quartiere storico di Ushimado è costituito da una strada centrale nel complesso scura perché le case che la fiancheggiano e i suoi kura sono rivestiti da assi di legno carbonizzato (yakisugi ita) per proteggere i muri dalle intemperie e dalla salinità.

Purtroppo il deteriorarsi delle condizioni di molte case, ormai disabitate da tanto tempo sta cambiando la fisionomia peculiare del paese.
Ogni volta che mi reco a Ushimado ne manca un pezzo.
I terreni vacanti e le case moderne costruite sulla strada antica tolgono molto all’atmosfera del paese, ma in due periodi dell’anno, molte case disabitate di Ushimado si aprono: il 3 marzo in occasione dell’Hina matsuri e fra la fine di agosto e il 9 di settembre in occasione dell’esposizione delle Nochi no Hina.

Nei secoli passati, il paese era molto attivo e popolato.
Dal tredicesimo al diciannovesimo secolo, il porto di Ushimado fu un importante “porto di marea” : le navi prendevano riparo nel porto evitando la bassa marea e aspettavano l’alta marea per salpare nuovamente.
Si trattava di navi sulle rotte commerciali verso la Cina e la Corea, prima che il Giappone chiudesse le frontiere ai commerci con l’estero, e verso l’Hokkaido, quando il Giappone chiuse le frontiere.

Negozio retrò e kura sulla strada di Ushimado

Ushimado, inoltre, era rinomata per i suoi cantieri navali e i capitani delle navi si fermavano apposta per fare riparazioni .

Il villaggio perse importanza quando la rete ferroviaria coprì il Giappone rivelandosi mezzo più conveniente per la circolazione delle merci.

Vicino a Ushimado non scorrono fiumi e l’acquedotto venne costruito solo nel decennio del 1950, ritardo che ha contribuito allo spopolamento del villaggio.
Fino ad allora il villaggio si è approvvigionato ai numerosi pozzi, che servivano anche le navi e oggi danno alle strade interne un aspetto pittoresco.
C’è sempre un’edicola votiva vicino a un pozzo, per ringraziare del dono prezioso.

Nella città vecchia c’è una lanterna di legno. È bellissima e romantica anche se purtroppo è una ricostruzione. L’ originale venne distrutta dopo la Restaurazione Meiji.

L’ atmosfera attorno alla lanterna ha sapore di antico con i tanti piccoli templi shintoisti per pregare Ryujin ed Ebisu, divinità del mare, per un viaggio senza pericoli o una pesca abbondante.

Scoglio sacro coperto di licheni e cinto da una corda votiva.
Scoglio dell’imperatrice Jingu


E poi, ai suoi piedi, loro… I gatti satolli del paese, che ti guardano passare con sguardo sornione…

Ma c’è un altra cosa che attrae l’attenzione: uno scoglio circondato da una shimenawa e pertanto sacro. È qui che realtà e leggenda d’incontrano; è qui che la principessa Jingu posò piede tornata dalla mitica conquista dei tre regni di Corea (conquista non inclusa nella storiografia ufficiale del Giappone).

La leggenda della principessa Jingu alla conquista della Corea

Il mare davanti a Ushimado è occupato da sei isole: la grande Maejima e altre isole decisamente più piccole. Se cammini sulla banchina del porto, o sali al tempio shintoista Gokoku sarai incantato dall’azzurro vivace del mare e il verde delle isole. Al tramonto, tutto si colorerà di rosa e arancione, il mare sarà lucido e piatto come una tavola. Niente ti farà presagire che proprio quel mare fu teatro di una battaglia fra Umani e mostri.

Le vecchie storiografie del Giappone (Nihon Shoki, Kojiki e le cronache di Hachimangu, che narrano sullo stesso piano storie reali, miti e leggende) raccontano che un giorno del III secolo dopo Cristo, la principessa Jingu e suo marito, l’imperatore Chōshu furono attaccati da un mostro terribile, Jinrin, mentre stavano navigando proprio vicino alla costa dell’attuale Ushimado.
Erano diretti all conquista dei tre regni della Corea. 

Jinrin, con il suo enorme corpo rosso e le otto teste, lottò furioso contro l’imperatore ma una freccia scoccata dal’imperatore stesso lo smembrò in tre parti: torso, collo e coda, che diedero nascita rispettivamente alle isole di  Maejima, Ojima, and Aojima.

L’imperatore morì in quella lotta ma ordinò a sua moglie Jingu di proseguire  la missione.
Jingu conquistò i tre regni di Corea e quando al suo ritorno passò vicino Maegima, venne attaccata da un secondo mostro, un Ushi-oni, che altro non era che Jinrin, non ancora completamente morto.

Panorama serale delle isole davanti alla costa di Ushimado
Da sinistra: Maejima Kuroshima, Nakanokojima e Hatanokojima

Ushi-Oni (letteralmente toro-diavolo) era una creatura terribile con corpo simile a un ragno e muso da toro. Intervenne in salvo di Jingu la divinità del mare Sumiyoshi, che prese l’Ushi-oni per le corna e lo scaraventò in mare.  Dal  colpo Ushi-Oni si divise in tre pezzi che diventarono le isole di Kuroshima, Nakanokojima, and Hatanokojima.

Fu così che nacquero le isole e anche il nome di Ushimad:, un’evoluzione dal nome antico Ushimarobi che vuol dire scaraventare il bue prendendolo dalle corna.

Approdata sullo scoglio di cui sopra, la principessa Jingu fondò il tempio Gokogu, per commemorare il marito.  Pare che una spada, finimenti per cavalli, un’armatura e un elmo, appartenuti all’imperatrice, siano tuttora conservati come tesori sacri del tempio.

Ushimado e le missioni diplomatiche della Corea in Giappone

Ushimado era importante meta di passaggio del Joseon Tongsinsa, cioè delle delegazioni diplomatiche e di pace Coreane, che si dirigevano a Kyoto, Osaka e poi a Edo (attuale Tokyo) su invito dei vari shogun. Le missioni iniziarono nel periodo Muromachi (1336 -1573) ed erano composte da 200-500 persone. Nel periodo Edo arrivavano in occasione della morte dello shogun e della nomina del suo successore e hanno una storia molto articolata che qui non dettaglio.

L’arrivo del Joseon Tongsinsa era un’occasione per conoscere culture diverse e portava a Ushimado tanta gente da fuori villaggio. Ancora oggi a Ushimado si balla una danza che ricalca i costumi e i movimenti della Corea e che si pensa sia stata imparata durante uno dei passaggi del Tongsinsa.

Interno casa tradizionale con alcova e tikonoma blu e tatami e muri marroni
Washitsu di ochaya

Per ordine dello shogun, le delegazioni coreane venivano ospitate in grande stile e a spese degli amministratori, monaci e elite locali.

A Ushimado furono costruiti alloggiamenti per le delegazioni coreane fra cui Ochaya (che vedete nelle foto).

Ho avuto la fortuna di visitare Ochaya in una giornata di sole, quando mare e cielo avevano colori meravigliosi.
Gli stessi colori sono riflessi nella tinta dei muri dello washitsu.
Oggi Ochaya è restaurata, ha interni molto ariosi e un’ atmosfera molto piacevole. Ospita mostre ed esibizioni.

Il tempio shintoista di Ushimado: Ushimado jinja

Fra i numerosi templi di Ushimado, tutti degni di nota, mi soffermo su Ushimado jinja, il tempio shintoista di Ushimado, che trovo molto suggestivo e particolare.

Lanterne di carta e vecchie tavole votive in legno al tempio di Ushimado

Il suo torii bianco è praticamente sulla spiaggia e da lì si sale sulla collina all’ombra di aceri verdi, anzi, verdissimi.
Dal gazebo a mezza strada si gode della vista del mare interno di Seto e delle sue numerose isole.
L’edificio anteriore del tempio di Ushimado è particolare per le sue numerose lanterne di carta che fanno da cornice altrettanto numerose tavole votive centenarie e ormai sbiadite dal tempo.
Accanto ad esse troviamo fotografie di eventi e gruppi di persone, ventilatori, cuscini, paraventi e altri oggetti moderni alla rinfusa, segno che il tempio vive ancora e felice commistione di presente e passato.

Dietro all’edificio anteriore c’è il cuore del tempio con statue di pietra e una staccionata di pilastri in pietra con scolpiti i simboli dei costruttori di navi che ne fecero donazione nel periodo Edo.

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