Tanabata: due stelle e tanti secoli di storia

La notte del sette di luglio è la notte di Tanabata in cui la principessa celeste Orihime e Hikoboshi si incontreranno attraversando la Via Lattea per poi doversi separare nuovamente per un anno.

Romantico vero? Romantico e triste, come le storie di tutti coloro che si amano e per motivi vari sono costretti a vivere separati. Ma a rendere la storia più triste e piena di attesa è che se pioverà Orihime e Hikoboshi non potranno incontrarsi e dovranno aspettare ancora un anno. E pensare che il numero sette è un numero di buon auspicio nella cultura orientale…

Orihime e Hikoboshi sono visibili a noi umani sotto forma di stella: si identificano con Vega, nella costellazione della Lyra, e con Altair, nella costellazione dell’Aquila, rispettivamente.

La festa di Tanabata, oggi, è una festa sentita dai bambini e poco dagli adulti. A parte in alcune città come Aomori e Sendai dove vengono organizzate vere e proprie feste cittadine, la notte di Tanabata passa in sordina. Il coronavirus, poi, ha ucciso quel poco che era rimasto.
Tuttavia, la celebrazione della notte di Tanabata ha un lunga tradizione e anche se la sua “fisionomia” è cambiata molto nei secoli, l’usanza di scrivere i tanzaku e appenderli ai rami di sasa (un bambù fine) sopravvive ancora.

Steli di bambù con decorazioni in carta multicolore per Tanabata. Sullo sfondo portatore di richò
Decorazioni di carta per la festa di Tanabata su rami di sasa (bambù)

Ci sono tante cose da raccontare sulla tradizione della notte di Tanabata e voi potete scegliere cosa vi interessa di più leggere.

La leggenda di Orihime e Hikoboshi

Esistono varie versioni regionali della leggenda tradizionale di Tanabata ed esse riguardano soprattutto come Orihime conobbe Hikoboshi.

La principessa celeste Orihime tesseva tessuti meravigliosi. Il padre, re dell’ universo, era molto orgoglioso di lei ma la principessa un giorno vide passare un pascolatore di mucche (Hikoboshi) e se ne innamorò. Non avendo tempo libero per conoscere Hikoboshi, le sue pene d’ amore, la resero triste e svogliata a tal punto che il padre le permise di sposarlo a patto che non avrebbe mai smesso di tessere.

Secondo un’altra versione il padre era così orgoglioso dell’ arte acquisita dalla figlia che la premiò con uno sposo altrettanto diligente nel lavoro.

Comunque siano andate le cose, dopo il matrimonio i due innamorati non fecero altro che passare tempo insieme… Orihime smise del tutto di tessere e Hikoboshi non portò più le mucche al pascolo. Allora, il re dell’ universo decise di separare la coppia attraverso la Via Lattea e farla incontrare solo una volta all’ anno. (Secondo la mitologia Cinese la Via Lattea è un fiume che in Giappone si chiama Ama no Gawa, il fiume del cielo).

La prima volta che la coppia s’incontrò si accorse di essere divisa dalla Via Lattea e Orihime pianse così tanto che un gruppo di gazze, commosse, decisero di formare un ponte con le proprie ali in modo che la coppia potesse incontrarsi.
Tuttavia, se piove nella notte di Tanabata le gazze non possono formare il ponte sulle “acque” e la coppia non può incontrarsi.

La pioggia nella notte di Tanabata viene indicata come namida no ame, cioè la pioggia di lacrime di Orihime. Si prega che ci sia bel tempo, ma in passato non era propriamente così, lo vedremo nel capitolo su Tanabata e l’ Obon.

Etimologia della parola Tanabata

La parola Tanabata si scrive secondo l’usanza cinese con due ideogrammi 七夕 sette e sera, la sera del settimo giorno del settimo mese. Tuttavia in lingua giapponese questi due ideogrammi insieme non si leggono Tanabata. Tanabata era il nome della fanciulla di una storia tradizionale (che incontreremo dopo), la quale tesseva su un telaio primitivo (hata). Questo telaio era sistemato come un asse orizzontale (tana). Da qui deriva il nome tanabata.

Le decorazioni tipiche della festa di Tanabata

Tanzaku strisce di carta multicolore con scritti desideri e fukinagashi con lunghe strisce cadenti
Fukinagashi e tanzaku

Gli ornamenti tradizionali per la festa di Tanabata sono forme di buon auspicio fatte di carta.
Le decorazioni vengono appese in segno di buon auspicio ai rami di sasa (bambù).

Proprio per l’abbondanza e la bellezza di questi bambù adornati con le figure di carta, dal periodo Edo, la festa di Tanabata si è chiamata anche “sasa matsuri“, la festa del bambù.

Un tempo le decorazioni della festa venivano fatte scorrere e portare via dalla corrente dei fiumi una volta finita la loro funzione, mentre oggi per motivi ecologici non lo si fa più e vengono eliminate portandole ai templi dove vengono bruciate.

Ma vediamo quali sono le figure tradizionali di queste decorazioni:

Tanzaku e fukinagashi

Tanzaku e fukinagashi sono le decorazioni più conosciute. I tanzaku sono strisce di carta su cui si scrivono desideri o poesie. Si spera che i desideri possano esaurirsi se Orihime e Hikoboshi potranno incontrarsi.
I tanzaku una volta erano di cinque colori diversi (i colori degli elementi fondamentali) ma oggi si bada poco al colore. I tanzaku di carta come tali furono introdotti nel 1810, ma alla corte imperiale erano usati da molto tempo prima, chi non poteva permettersi la carta, scriveva sulle foglie.
I fukinagashi sono meno ubiquitari e rappresentano i fili usati da Orihime per tessere.

Kamigoromo

Kami significa carta e koromo vestito. Ovvio, il vestito è il kimono. Un tempo si pensava che i kimono piccoli fatti di carta portassero via le malattie e fossero di augurio per migliorare nell’ arte del cucito. Come vedremo oltre, Tanabata era una festa strettamente legata alla celebrazione della perizia.

Altre decorazioni.

Varie forme di carta auspicano buona fortuna. Amikazari augura una buona pesca (ami è la rete, kazari è decorazione); kinchaku, il sacchetto dei soldi: prosperità economica; orizuru è la classica gru origami simbolo di lunga vita. Oggi i bambini mettono sopra sasa anche altre figure meno tradizionali come cuori e pesciolini.

Come è cambiata la festa di Tanabata nei secoli

Decorazioni di carta origami multicolore a forma di fukinagashi

La storia di Tanabata pare essere arrivata in Giappone nell’ ottavo secolo dalla Cina ed essersi fusa con una o più storie simili già presenti in loco.
In particolare, la leggenda di Tanabata-tsume (la fanciulla di cui vi dissi parlando del significato della parola Tanabata) raccontava di una creatura celeste che tesseva per gli dei in cambio di protezione e buon raccolto del riso. Non fu difficile quindi fondere la leggenda cinese con quella di Tanabata-tsume e creare Orihime (Oru significa tessere e Hime, principessa).

Versi ispirati alla leggenda di Tanabata si trovano già nel periodo Nara (710-784) in una raccolta enorme di poesie (Il Man’yōshū) scritte da persone vicine alla corte imperiale . E fino al periodo Edo (1603-1868), la festa di Tanabata era celebrata solo dalla corte imperiale e dall’aristocrazia ad essa più vicina.

Alla corte, si scrivevano poesie sui tanzaku di carta (allora pregiatissima) e si pregava per raggiungere perizia nelle arti e nella tessitura della seta. Secondo gli scritti di Lafcadio Hearn (1850-1904) la ceromonia di Tanabata alla corte imperiale era molto elaborata. Fra le varie cose (tante) che egli descrive due mi hanno colpito particolarmente.
Le donne della corte cercavano d’ infilare un ago servendosi della luce delle stelle riflessa sulla superficie dell’acqua di un bacino posto nel giardino. Se ci riuscivano avrebbero goduto di fortuna l’ anno dopo.
La seconda cosa che mi ha interessato è che alle quattro del mattino dalle foglie di satoimo (Colocasia esculenta) veniva preparato l’ inchiostro per scrivere le poesie sui tanzaku.

L’usanza di alzarsi presto al mattino per preparare l’inchiostro per scrivere i tanzaku è sopravvisuta negli ambienti rurali fino a dopo la seconda guerra mondiale. Dicono due signore (età media 85 anni) con cui ho parlato:

Al mattino ci alzavamo presto e andavamo a raccogliere le foglie di satoimo prima che la rugiada evaporasse. Le pestavamo e preparavamo l’inchiostro con cui poi scrivevamo i tanzaku.
Al mattino, inoltre, prendevamo dei fili di erba secca e li attorcigliavamo a formare una corda per fissare i tanzaku ai rami di sasa. I rami venivano poi fissati al tetto.

È solo nel periodo Edo (1603-1868) che Tanabata diviene una festa pubblica in quanto il bakufu (il governo di Tokugawa) la elesse a festa nazionale insieme ad altre quattro festività stagionali (gosekku).
Le usanze della corte imperiale vennero trasmesse e modificate a seconda del ceto sociale.
La festa di Tanabata diviene occasione per scambi di regali (come le pietre per contenere l’inchiostro di satoimo) e un’ occassione per riunire tutta la famiglia attorno a un’ attività comune e cioè la scrittura dei tanzaku. Tanzaku e lanterne venivano appesi a corde tesi fra poli di bambù e venivano fatte offerte alle divinità. Tanabata, già festa delle tessitrici, divenne, inoltre, la festa delle tessitrici di cotone per antonomasia in quei villaggi rurali la cui economia era stata rivoluzionata dalla coltivazione estensiva del cotone e dell’ attività tessile. In questo giorno le giovani donne pregavano per diventare brave a tessere come lo era Orihime.

La seconda guerra mondiale spazzò via la festa di Tanabata e le sue usanze. Dopo la guerra non c’era avvanzo per le feste, troppa fame e distruzione. Nel periodo Showa ci fu un revival delle celebrazioni di Tanabata per scopi commerciali.

Ora in famiglia non si fa praticamente nulla nella notte di Tanabata. I bambini festeggiano abbondantemente la magia nelle scuole materne e nelle scuole elementari, che vengono decorate con sasa e tanzaku e disegni delle due stelle. I tanzaku e le decorazioni vengono poi portate a casa (come vengano buttate via, non lo so).
Nei supermercati e nei centri commerciali vengono allestite zone con sasa e un tavolo in cui sono posati tanzaku per chi vuole scriverli. Per le vie alcune sasa ornamentali oscillano al vento con decorazioni moderne.
Rimane la canzone tradizionale, immutata:

Sasa no ha sara sara, nokiba ni yureru
Ohoshi-sama kira kira, kingin sunago
Goshiki no tanzaku, watashiga kaita
Ohoshi-sama kira kira, sorakara miteiru

Le foglie di sasa frusciano e ondeggiano dallo spiovente del tetto
Le stelle scintillano come polvere fine d’ oro e argento
Ho scritto tanzaku di cinque colori
Le stelle scintillano e guardano dal cielo

Relazione fra Tanabata e Obon

Un tempo il settimo giorno del settimo mese cadeva vicino al periodo dell’obon cioè il periodo in cui le anime dei morti fanno ritorno alle loro case terrene. In questo periodo veniva fatta pulizia a scopo purificatorio.
Tanabata e Obon cadevano entrambe nell’attuale mese di agosto. Con l’ acquisizione del calendario Gragoriano però il settimo mese cade a luglio.
Quindi attualmente in Giappone ci sono regioni in cui Tanabata e Obon coincidono nel mese di luglio (rispettando alla lettera il settimo mese del calendario cinese) o nel mese di agosto (mantenendo immutato il periodo stagionale) e zone in cui Tanabata si celebra a luglio e Obon in agosto.

Un tempo, il giorno di Tanabata pare coincidesse con il giorno in cui ci si lavava, si lavavano gli animali, i bambini, si pulivano i pozzi e le stalle per accogliere le anime nel miglior modo possibile. I fili si sasa con tanzaku venivano messi vicini ai pozzi e venivano fatte offerte di sale, elemento putrificatorio dello Shintō.

Per cui sebbene oggi si spera che non piova nella notte di Tanabata in modo che i due amanti possano incontrarsi, un tempo si voleva piovesse in quanto la pioggia coadiuvava il processo di lavaggio e purificazione.

Letture che hanno coadiuvato i contenuti di questo post:

Lafcadio Hearn “The romance of the milky way and other study and stories” 1973 Charles E. Tuttle Company

Katherin Rupp “Gift-giving in Japan: Cash, Connections, Cosmologies” 2003 Stanford University Press

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