La notte di Tanabata: due stelle e tanti secoli di storia

La notte del sette di luglio è la notte di Tanabata. La tradizione vuole che in questa notte la principessa celeste Orihime e il pastore Hikoboshi si incontrino attraversando la Via Lattea, per poi doversi separare nuovamente per un anno.
Se pioverà Orihime e Hikoboshi non potranno incontrarsi e dovranno aspettare ancora un anno.

Romantico e triste, come le storie di tutti coloro che si amano e per motivi vari sono costretti a vivere separati.

Orihime e Hikoboshi sono sempre visibili a noi umani sotto forma di stella: si identificano con Vega, nella costellazione della Lyra, e con Altair, nella costellazione dell’Aquila, rispettivamente.

In questo post vi racconterò il significato e le origini antiche della tradizione di Tanabata anticipandovi che il modo di celebrare questa festa è molto cambiato e oggi, la festa di Tanabata, a differenza di un tempo, è sentita dai bambini e molto poco dagli adulti.

In questo post puoi leggere:

Cosa racconta la leggenda di Orihime e Hikoboshi
Origine della leggenda di Tanabata
Cosa significa Tanabata
Come era la notte di Tanabata nei secoli passati
La tradizione di Tanabata oggi
Relazione fra la celebrazione di Tanabata e l’Obon
Steli di bambù con decorazioni in carta multicolore per Tanabata. Sullo sfondo portatore di richò
Decorazioni di carta per la festa di Tanabata su rami di sasa (bambù)

Cosa racconta la leggenda di Tanabata

La storia di Tanabata racconta che la principessa celeste Orihime (Oru significa tessere e Hime, principessa) tesseva tessuti meravigliosi e suo padre, il re dell’universo, era molto orgoglioso di lei. Un giorno, la principessa vide passare un pastore di mucche (Hikoboshi) e se ne innamorò. Non avendo tempo libero per conoscere Hikoboshi, divenne triste e svogliata a tal punto che il padre le permise di sposarlo a patto che non avrebbe mai smesso di tessere.

Secondo un’altra versione il padre era così orgoglioso dell’arte acquisita dalla figlia che la premiò con uno sposo altrettanto diligente nel lavoro.

Comunque siano andate le cose, dopo il matrimonio, Orihime smise del tutto di tessere e Hikoboshi non portò più le mucche al pascolo. Allora, il re dell’universo decise di separare la coppia attraverso la Via Lattea e farla incontrare solo una volta all’anno.

La prima volta che la coppia si accinse ad incontrarsi si accorse di essere divisa dalla Via Lattea e Orihime pianse così tanto che un gruppo di gazze, commosse, decise di formare un ponte con le proprie ali in modo che la coppia potesse incontrarsi davvero.
Tuttavia, se piove nella notte di Tanabata, le gazze non possono formare il ponte perchè la Via Lattea secondo la mitologia orientale è un fiume, che se piove va in piena.

La pioggia nella notte di Tanabata si chiama namida no ame, la pioggia delle lacrime (quelle di Orihime). Ancora oggi, i bambini pregano che ci sia bel tempo nella notte di Tanabata e appendono alle finestre i teruterubozu: dei pupazzi per propiziare il bel tempo, ma in passato si sperava che piovesse, lo vedremo nel capitolo sulla relazione fra Tanabata e l’Obon.

L’ origine della leggenda di Tanabata

La storia di Tanabata arrivò in Giappone nel VIII secolo dalla Cina e si fuse con una o più storie simili già presenti e legate al mondo dell’agricoltura. In particolare, la leggenda cinese dell’amore di una principessa tessitrice pare si fuse con quella giapponese di Tanabata-tsume, che raccontava di una creatura celeste che tesseva per gli dei in cambio di protezione e buon raccolto del riso.

Versi ispirati a Tanabata hime si trovano già nel periodo Nara (710-784) in una raccolta di poesie (Il Man’yōshū) scritte da persone vicine alla corte imperiale.

Il significato della parola Tanabata

La parola Tanabata si scrive con due ideogrammi 七夕 sette e sera e indica la sera del settimo giorno del settimo mese. Tuttavia, in lingua giapponese questi due ideogrammi non si leggono Tanabata. Tanabata era il nome di Tanabata-tsume, che tesseva su un telaio primitivo (hata). Questo telaio era sistemato come un asse orizzontale (tana) fra le due sponde di un fiume. Da qui deriva il nome tanabata.

Come è cambiata la festa di Tanabata nei secoli

Fino al periodo Edo (1603-1868), la notte di Tanabata era celebrata solo dalla corte imperiale e dall’aristocrazia ad essa più vicina. Alla corte, si seguiva un cerimoniale molto elaborato, il Kikkoden, in cui venivano preparate strisce di carta allora materiale pregiatissimo sulle quali venivano scritte poesie.
Il fine era quello di pregare i kami per diventare abili nelle arti, in particolare, nella calligrafia e nella tessitura della seta donando loro le poesie e offerte in cibo. Le strisce di carta diventeranno i tanzaku.

Fra i vari rituali antichi che Lafcadio Hearn (1850-1904) riporta nei suoi numerosi scritti, mi ha colpito uno secondo cui le donne di corte cercavano d’infilare un ago servendosi della sola luce delle stelle riflessa sulla superficie dell’acqua di un bacino. Se ci fossero riuscite, avrebbero goduto di fortuna l’anno dopo.

È solo nel periodo Edo (1603-1868) che Tanabata diviene una festa pubblica eletta a a festa nazionale insieme ad altre quattro festività stagionali (gosekku) dallo shogun Tokugawa.
In questo periodo, le usanze della corte imperiale vennero trasmesse e modificate.

Con lo sviluppo della piantagioni di cotone, Tanabata divenne la festa delle tessitrici di cotone per antonomasia. In questo giorno le giovani donne pregavano per diventare brave a tessere come lo era Orihime.

Per tutto il 1800 e parte del 1900, la festa di Tanabata fu l’occasione per riunire la famiglia attorno alla scrittura dei tanzaku. Chi non poteva permettersi la carta, scriveva le poesie e i desideri sulle foglie.

L’usanza di preparare l’inchiostro a partire dalle foglie di satoimo (Colocasia esculenta), iniziata nel periodo Heian alla corte imperiale, sopravvisse negli ambienti rurali del Giappone fino a dopo la seconda guerra mondiale.
Dicono due signore (età media 85 anni) con cui ho parlato:

Al mattino ci alzavamo presto e andavamo a raccogliere le foglie di satoimo prima che la rugiada evaporasse. Le pestavamo e preparavamo l’inchiostro con cui poi scrivevamo i tanzaku.
Al mattino, inoltre, prendevamo dei fili di erba secca e li attorcigliavamo a formare una corda per fissare i tanzaku ai rami di sasa. I rami venivano poi fissati al tetto della casa.

La festa di Tanabata oggi

Decorazioni di carta origami multicolore a forma di fukinagashi

Ai nostri giorni, pare che in famiglia non si facciano particolari cerimoniali nella notte di Tanabata.
Le poesie sono state sostituite dalla scrittura di desideri già da tempo.
I bambini festeggiano a scuola la magia delle due stelle che s’incontrano.
La classi vengono decorate con disegni delle due stelle, sasa e tanzaku in cui vengono scritti i desideri.
I piccoli cantano la canzone tradizionale

Sasa no ha sara sara, nokiba ni yureru
Ohoshi-sama kira kira, kingin sunago
Goshiki no tanzaku, watashiga kaita
Ohoshi-sama kira kira, sorakara miteiru

Le foglie di sasa frusciano e ondeggiano dallo spiovente del tetto
Le stelle scintillano come polvere fine d’ oro e argento
Ho scritto tanzaku di cinque colori
Le stelle scintillano e guardano dal cielo

I tanzaku e le decorazioni vengono poi portate a casa. Alla sera si mangia una cena con decorazioni tematiche.

Le strade vengono adornate e nei supermercati e per le strade vengono allestite zone con sasa e un tavolo in cui sono posati tanzaku per chi vuole scrivere i propri desideri.

Le decorazioni tipiche della festa di Tanabata

Tanzaku strisce di carta multicolore con scritti desideri e fukinagashi con lunghe strisce cadenti
Fukinagashi e tanzaku

Gli ornamenti tradizionali per la festa di Tanabata sono forme di buon auspicio fatte di carta.
Le più antiche sono ovviamente i tanzaku e i fukinagashi .

I tanzaku sono strisce di carta di vari colori su cui si scrivono desideri o poesie che si esaudiranno se Orihime e Hikoboshi potranno incontrarsi.
I tanzaku come li conosciamo oggi vennero introdotti nel 1810 ma, come abbiamo visto, scrivere poesie su carta era già in uso nei IX-X secoli con cerimonia del kikkoden.
I fukinagashi sono meno ubiquitari e rappresentano i fili tessuti da Orihime.

I Kamikoromo, letteralmente i vestiti di carta (Kami significa carta e koromo vestito) sono piccoli kimono. Un tempo si pensava che i kimono piccoli fatti di carta portassero via le malattie e fossero di augurio per migliorare nell’arte del cucito.

Altre decorazioni.

Varie forme di carta auspicano buona fortuna. Amikazari augura una buona pesca (ami è la rete, kazari è decorazione); kinchaku, il sacchetto dei soldi: prosperità economica; orizuru è la classica gru origami simbolo di lunga vita. Oggi i bambini mettono sopra sasa anche altre figure meno tradizionali come cuori e pesciolini.

Un tempo le decorazioni, dopo la festa venivano fatte scorrere e portare via dalla corrente dei fiumi, mentre oggi per motivi ecologici non lo si fa più e vengono bruciate nei templi.

Relazione fra Tanabata e Obon

Prima che il Giappone acquisisse il calendario solare, alla fine del 1800, il settimo giorno del settimo mese cadeva vicino al periodo dell’obon, cioè nel periodo in cui le anime dei morti fanno ritorno alle loro case terrene.
In questo periodo, veniva fatta pulizia a scopo purificatorio. Tanabata era pertanto il giorno in cui ci si lavava, si lavavano gli animali, si pulivano i pozzi e le stalle per accogliere le anime dei defunti nel miglior modo possibile.
I fili si sasa con i tanzaku venivano messi vicini ai pozzi e venivano fatte offerte di sale, elemento purificatorio dello Shinto.
Con l’acquisizione del calendario Gregoriano però il settimo mese slittò a luglio.
Quindi attualmente in Giappone ci sono regioni in cui Tanabata e Obon coincidono nel mese di luglio (rispettando il calendario calendario Gregoriano) o nel mese di agosto (mantenendo immutato il periodo stagionale del calendario lunare) e zone in cui Tanabata si celebra a luglio e Obon in agosto.
Per cui sebbene oggi si spera che non piova nella notte di Tanabata in modo che i due amanti possano incontrarsi, un tempo si voleva piovesse in quanto la pioggia coadiuvava il processo di lavaggio e purificazione.

Letture che hanno coadiuvato i contenuti di questo post:

Lafcadio Hearn “The romance of the milky way and other study and stories” 1973 Charles E. Tuttle Company

Katherin Rupp “Gift-giving in Japan: Cash, Connections, Cosmologies” 2003 Stanford University Press

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