Ushimado al tramonto: pensieri serali sulla costa di Okayama

È bello passeggiare alla sera nel villaggio costiero di Ushimado, nella regione di Okayama. Alla sera, questo porto sul mare interno di Seto e le sue strade si fanno ancora più tranquille e romantiche, stimolano pensieri e richiamano ricordi. Ushimado fa parte di quel Giappone poco conosciuto, che a me piace così tanto.

Chissà a cosa pensano i gatti di Ushimado alla sera

gatti sul molo e pescatore alla canna

È bello passeggiare sul lungomare anche se cementificato al massimo perché oltre al frangiflutto, alto fino al petto, c’e’ il mare, con le sue correnti, le sue isole, i suoi scogli, i suoi misteri e segreti.

Alla sera, lí proprio sopra al frangiflutto trovi loro, i gatti di Ushimado, che aspettano pazientemente il pesciolino del pescatore. Poi, contenti si allontanano in fretta e spariscono fra i meandri formati dai blocchi di cemento del molo.

Alla sera, la vista di Maejima dalla costa di Ushimado è meravigliosa. Il verde della sua vegetazione taglia in due parti il blu del mare e del cielo. Anche i gatti lo sanno e guardano in silenzio, godendo meditabondi la calma del mare.

Gatto contempla il mare e l'isola verde davanti a lui

Chissà a cosa pensa un gatto guardando i movimenti di marea arrivare come fiumi ed entrare nel porto fra un molo e l’altro nella tranquillità della sera, quando i rumori si attutiscono e lascano voce allo sciacquettio del mare…

gatto nero alla porta del tempio e torii rossi

C’è invece chi alla sera prende la via della spiritualità. Passando sotto i torii rossi di un tempio shintoista dedicato al kami Inari, si purifica.
I torii sono cancelli che dividono simbolicamente il mondo profano da quello sacro e il gatto lo sa.

Li passa a uno a uno con passo flemmatico fino ad arrivare, puro nel cuore, all’ultimo cancello.
Si ferma quasi volesse pregare, quasi avesse anche lui qualcosa da chiedere all’anima della volpe* e poi gira l’angolo.
Chissà cosa chiede alla volpe di sera un gatto con il cuore pulito.

I gatti al tempio Gokoku sanno che qualcuno arriverà a dare loro da mangiare.
Aspettano pazienti, appiattiti come sogliole, nella calura estiva.
È come il segreto di Pulcinella, quello dei gatti di Usihmado… nessuno sa che vengono sfamati, proprio nessuno!
Chissà cosa pensano i gatti di noi umani quando hanno la pancia piena…

*La leggenda racconta che tanto, tanto tempo fa una volpe morí nel luogo in cui sorge il tempio. Gli abitanti di Ushimado pensarono che l’anima della volpe non fosse morta e costruirono un tempio. La gente vi andava con il proprio bagaglio di desideri da esaudire e parve che spesso, per intercessione della volpe, i desideri diventassero realtà. Il tempio venne riconosciuto dal tempio principale del Kami Inari di cui la volpe è messaggero: Fushimi Inari di Kyoto

Camminando lungo la strada nera

Casa giapponese con amado chiuse

È bella la strada nera di Ushimado. Alla sera è ancora più bella, più silente e più nera che di giorno perché le assi di legno bruciato di cui le case sono rivestite non scintillano più al sole.
Allora, le case disabitate prendono un aspetto diverso.
Le case chiuse dagli amado sembrano piu severe e misteriose. Mi chiedo chissà cosa ci sia dentro, chi le abbia abitate, se un giorno gli amado saranno aperti di nuovo e da chi…

Shoji strappati e finestre aperte in una casa disabitata

Le case violentate dal tempo sembrano tetre di sera.
E chissà perché sono proprio le case disabitate e malconce ad attrarmi così tanto.
Queste case dalle assi sconnesse, con la carta degli shōji strappata che lascia intravvedere gli interni ancora semi arredati.

Fa effetto vedere gli interni delle case disabitati e quegli strappi, che ricordano le lacerazioni della vita.
Quando arriva l’ombra dopo una giornata di sole, le case scricchiolano e paiono lamentarsi. Pare vogliano raccontare delle storie. Forse le storie che hanno vissuto, forse quelle che hanno visto e udito su quella strada una volta cosí viva.
Chissà cosa hanno sentito nei secoli queste case.

Kaze no ko

C’era vento forte quella sera…
Sul prato vicino al torii bianco del tempio shintoista di Ushimado pareva che il vento avesse invitato l’erba a ballare. I fili d’erba ondeggiavano con movimenti ampi e mostravano tutte le loro sfumature di verde. Sembravano proprio gonne di tante donzelle al ritmo di valzer.

E là sulla spiaggia, le gonne delle bambine il vento mascalzone alzava, facendo intravedere i calzoncini a fiori. I bambini giocavano, incuranti degli spruzzi che le onde sollevavano infrangendosi sulla battigia, incuranti delle frangette che andavano sugli occhi, incuranti della salsedine lasciata sulla pelle…

“Kaze no ko”, diciamo qui in Giappone.
Sí in Giappone i bambini sono tutti figli del vento.

Kaze no ko è stato ispirato dalla lettura de “La ballata del vento” di Mario Ferraguti, un libro che mi ha insegnato ad apprezzare e vivere il vento attraverso sensazioni, storie personali e racconti atavici.

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