Kokeshi: le bambole dell’artigianato tradizionale del Tohoku

Avete mai tenuto in mano una kokeshi tradizionale? È liscia, del peso giusto, del calore giusto e nonostante sia di legno pare viva.
Le kokeshi sono bambole artigianali prodotte nel Tohoku, la regione a Nord-Est dell’Honshu e in particolare nelle regioni di Fukushima, Yamagata e Miyagi. Sono senza gambe e braccia e sono nate come gioco per le bambine.


Ma perché dico che una kokeshi è viva?

Perché una bambola kokeshi racchiude la storia di due vite: quella dell’albero di cui è fatta e quella dell’ artigiano che le ha infuso l’anima.

Ogni kokeshi è fatta da un solo artigiano il cui lavoro paziente inizia con la scelta del legno e la sua cura per un anno in modo che l’umidità vada via e non si formino fessure.
Quando il legno è stagionato, la kokeshi viene tornita, fornita di una testa (quando non consta di un pezzo unico) e dipinta. Il lavoro dell’artigiano finisce con la firma.

Firma dell' artigiano sul fondo della kokeshi


Le kokeshi non sono un prodotto di massa e se sembrano tutte uguali è perché l’artigiano ha raggiunto una perizia tale da rendere la sua opera ripetibile. Questa perizia, nel campo delle kokeshi tradizionali (che si differenziano da quelle artistiche) la si raggiunge dopo circa dieci anni di apprendistato, i più passati a imparare a dipingere la faccia.
Molti artigiani non riusciranno mai a dipingerla e a diventare indipendenti. Gli artigiani dicono che per dipingere la faccia serena delle kokeshi occorra entrare in uno stato di astrazione mentale.
Estraniarsi dai propri moti dell’animo e creare una connessione unica con la propria kokeshi. Anche per questo a mio parere una kokeshi è viva.

Caratteristiche generali delle kokeshi tradizionali

Le caratteristiche generali delle Kokeshi tradizionali variano di regione in regione, e all’interno di una regione, di area in area, di famiglia d’ artigiani in famiglia.
Gli elementi regionali caratterizzanti le kokeshi sono la proporzione testa-corpo, il tipo e la forma dei fiori dipinti sul corpo, il motivo delle decorazioni della testa, la presenza o no di strisce sul corpo, la presenza di una testa girevole o no e tante altre.

Kokeshi vintage allineate
Da sinistra a destra bambole kokeshi tradizionali del tipo Togatta, Togatta, Zahō, Togatta, Naruko
Decorazioni della testa delle kokeshi

Per esempio, nella foto grande, la seconda e la quarta kokeshi sono del tipo Togatta (dalla regione di provenienza) ma i loro fiori sono molto diversi perché prodotte da artigiani diversi. Tuttavia, la decorazione fra i capelli caratterizzante il tipo Togatta è la stessa.
Il corpo della prima kokeshi a destra (tipo Naruko) è molto diverso da quello delle Togatta ed è caratteristico del tipo Naruko. La testa gira generando un suono acuto paricolare.

Nella foto a lato potete anche vedere le decorazioni di quattro diversi tipi di kokeshi.

Ogni artigiano è libero di personalizzare la propria opera ma mantenendo gli elementi caratterizzanti delle kokeshi della propria regione e famiglia.
Ciò non si applica alla produzione di kokeshi creative o moderne per le quali la libertà è assoluta.

Storia delle kokeshi: da gioco a prodotto per il turismo

La produzione delle bambole kokeshi conobbe due periodi di picco: uno intorno agli anni 20 e uno fra il 1950 e 1980.
Prima di allora le kokeshi venivano fatte per fare giocare le bambine da artigiani dei villaggi del Tohoku, che vivevano della produzione di ciotole e utensili di legno. A quel tempo le kokeshi, non avevano disegni nel corpo e neanche la faccia. Quando vennero aggiunti i particolari dipinti furono usati colori naturali proprio per la loro natura di giocattolo e questa tradizione venne mantenuta nella produzione di kokeshi a scopo turistico.

Proprio perchè i colori usati erano quelli a uso alimentare, le kokeshi vintage, che oggi si trovano sul mercato hanno colori sbiaditi, soprattutto il verde.

Kokeshi di varia provenienza e forma
Kokeshi al mercato dell’ usato

Non sono pervenute a noi kokeshi molto antiche in quanto le bambole ormai vecchie venivano bruciate all’interno del focolare domestico e ancora oggi si brucia le kokeshi in disuso durante il kokeshi matsuri.
In altre parole, la gente non butta una kokeshi nella spazzatura.

Di conseguenza, le kokeshi sopravvissute fino ai nostri giorni e facilmente reperibili sul mercato sono quelle fatte in estrema abbondanza per i turisti fra il 1950 e il 1980 (vedi oltre).

Le kokeshi nel primo vent’ennio del 1900 e il turismo rurale del Tohoku

Intono agli anni venti fu di moda presso i proprietari terrieri andare a svernare nel Tohoku, dove ci sono molte terme. Queste persone, videro le bambole e le chiesero come souvenir.

Le kokeshi, inoltre, attrassero l’attenzione di alcuni antropologi, che ne scrissero nei loro trattati trasformandole in curiosità per intellettuali. L’ interesse del mondo colto dell’epoca fece da catalizzatore per la nascita di un tipo di “turismo rurale” fortemente incoraggiato dagli ambienti politici del tempo.
Tale forma di turismo promulgava l’idea del ritorno alla campagna come un modo di ricongiungere i Giapponesi alle loro radici e ritrovare l’identità persa nelle città e nell’era moderna sempre più attratta verso “cose occidentali”.
ll Tohoku si offriva perfettamente a questo scopo politico-intellettuale. La regione, selvaggia e montuosa, non possedeva infrastrutture e il progresso, l’ uso della gomma e celluloide non arrivò laggiù per molti molti anni dopo la guerra. Il turismo più o meno consapevole e pilotato che ne seguì contribuì alla prima ondata di popolarità delle kokeshi.

La seconda ondata di popolarità coincise con il boom economico negli anni cinquanta-settanta.
I turisti erano soliti comprare tantissime kokeshi. E addirittura ne ordinavano a grandezza naturale per i bambini. Spesso gli artigiani riuscivano a coprire gli ordini in un anno circa.
Molti artigiani smisero di fare ciotole di legno per il riso e si dedicarono alle kokeshi, che tuttavia mai divennero oggetto di produzione di massa.

Le bambole kokeshi tradizionali oggi

La diminuita richiesta di kokeshi rispetto agli anni passati, il mutare dei gusti delle masse e la diminuita disponibilità di apprendisti sta riducendo la portata del mondo delle kokeshi tradizionali. Analizziamone qui brevemente alcuni aspetti.

La quantità di anni necessari per diventare artigiano indipendente e l’incertezza di riuscire a diventarlo ha ridotto drasticamente il numero di giovani che vogliono affacciarsi a questo mestiere.

Le leggi sul lavoro hanno diminuito la disponibilità degli artigiani stessi ad avere apprendisti. Un tempo l’apprendista viveva in famiglia e aiutava come fosse un membro della stessa. Oggi invece ha uno stipendio che aumenta a seconda della perizia e che l’ artigiano maestro non può più permettersi di pagare a una persona con anzianità quasi decennale e largamente improduttiva. Alcuni artigiani prendono apprendisti in comune ma la maggior parte di essi sono figli e nipoti degli artigiani stessi. Nel mondo dell’artigianato delle kokeshi la continuità di sangue svolge un ruolo fondamentale in quanto ogni famiglia ha i suoi disegni i suoi particolari e la kokeshi e la famiglia si identificano.

Oggi, i nuovi acquirenti delle kokeshi sono turisti e soprattutto giovani donne. Le kokeshi tradizionali continuano ad essere amate ma i giovani vogliono qualcosa di più “kawai” carino e attuale. Stanno pertanto nascendo nuove forme e generi nel contesto delle kokeshi tradizionali.

Molti artigiani si rivolgono alla produzione di kokeshi creative, un mondo più libero, più rispondente ai gusti attuali e molto meno oneroso in termini di anni di apprendimento.


Letture consigliate
McDowell, Jennifer E. (2011) KOKESHI: CONTINUED AND CREATED TRADITIONS(MOTIVATIONS FOR A JAPANESE FOLK ART DOLL). Doctoral Dissertation, University of Pittsburgh. File scaricabile sul sito dell’ Università di Pittsburg

Manami Okazaki (2013) “Kokeshi. From Tohoku with love” Pubblicazioni Kingyo

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