L’Obon in famiglia: preparativi per accogliere le anime dei defunti

Obon è una periodo di quattro giorni in cui, secondo la religione Buddista, le anime dei defunti ritornano alle proprie case terrene. Lo si celebra dal 13 al 16 di luglio o di agosto a seconda delle regioni.

Quando il Giappone osservava il calendario lunisolare, l’Obon cadeva nel settimo mese, che corrisponde al mese di agosto del calendario Gregoriano. Pertanto, oggi, la maggior parte del Giappone osserva l’Obon in agosto ma in alcune regioni, lo si celebra nel mese di luglio.

tempio giapponese e bon chocin

La celebrazione dell’obon avviene sia in ambiente privato che collettivo. Nei paesi e nelle città si tengono danze particolari, si fanno scorrere lanterne sui corsi d’acqua, si fanno preghiere nei templi per onorare gli antenati. Invece, nelle proprie case, i Giapponesi preparano le offerte per ricevere le anime dei famigliari defunti.

Qualche giorno prima della sera del 13, chi vive lontano ritorna al proprio paese di origine, alle case dei genitori o dei nonni, per accudire alla tomba, accogliere gli spiriti dei morti e offrire loro rispetto, con cibo e preghiere.
Quindi, a livello famigliare, se i rapporti sono buoni, l’Obon si trasforma nella celebrazione del legame fra i vivi e se i rapporti sono pessimi, diventa una possibilità di riavvicinamento.

Nelle case del Giappone fervono i preparativi secondo rituali che variano molto da regione a regione.
In questo post vi racconto come si prepara l’accoglienza delle anime nella mia famiglia.

A luglio, qualche giorno prima dell’inizio dell’Obon, mi reco a casa di mio suocero e insieme prepariamo una mucca e un cavallo inserendo dei bastoncini di legno a mo’ di zampe in una melanzana e in un cetriolo, rispettivamente.
Il cetriolo-cavallo porterà a casa le anime, velocemente, mentre la mucca-melanzana le riporterà, lentamente, alle loro dimore ultraterrene.

bisaccia fatta con foglie
Bisaccia con il miso da posare sulla mucca

Sulla melanzana carichiamo udon (pasta di grano) bolliti e bisacce contenenti una composto di miso (pasta di soia fermentata) misto a sale e sansho (Zanthoxylum piperitum), una spezia nota anche come Pepe del Sichuan.

Le bisacce sono create avvolgendo il composto di miso in foglie di fagiolo e legando il tutto con un’erba filamentosa. Potete vederle posizionate sulla mucca-melanzana nella foto di apertura.

Dolci di zucchero giapponesi per Obon
Dolci di zucchero per offerta

Poniamo poi la mucca-melanzana sopra a un tavolo al fianco all’altare di famiglia (butsudan). Sul tavolo poggiamo fiori freschi, foglie di loto e offerte in cibo: una ciotola con del riso, frutta di prima scelta, dolci di zucchero dalla forma di fiore e non manca mai una tazza di te verde.

Mio suocero poi ordina sul tavolo le targhette su cui sono scritti i nomi eterni di quattro generazioni di parenti. I nomi sono quelli che il bonzo ha attribuito all’anima del defunto subito dopo la sua morte.
Infine, davanti al tavolo trovano posto i bastoncini dell’incenso per purificare l’aria, il rin, cioè una campana rovesciata di ottone che si usa prima di unire le mani in preghiera e durante la stessa, lo juzu (per contare le preghiere) e le candele.
Accanto al tavolo mette la chochin dell’Obon (si legge cyocin), una lanterna di carta bianca con decorazioni floreali stampate.

tavolo offerte per Obon

La stanza del butzudan nel periodo dell’Obon acquista un’atmosfera particolare.
Forse è solo suggestione, ma pare che i rumori esterni indugino dietro ai fusuma ed evitino di entrare nella stanza.
Gli shōji aperti sul giardino, l’odore dello zampirone e perfino il tintinnio gioioso del furin (c’è un post sui cinque sensi dell’estate giapponese), ogni cosa pare dolce, calma e struggente alla luce gialla della candela e della lanterna accesa.

Nella notte del 13 di luglio accendiamo un piccolo fuoco che accoglie le anime a casa. Questo fuoco si chiama mukae bi (迎火)e significa il fuoco 火 che va a ricevere 迎.
La sera del 16 luglio, invece, accendiamo un fuoco che accompagnerà le anime sulla strada del ritorno. Questo fuoco si chiama okuri bi(送り火).

In campagna si usa legno fresco per mukaebi e okuribi ma in città vendono del legno di pino già preparato che si chiama koematsu e che viene usato nelle case mono-famigliari con giardino privato. Nei condomini non si accende il fuoco ma in ogni casa si cerca di accogliere propriamente i defunti con una luce.

Barche di canapa per Obon
Barche per poggiare le offerte in cibo

Dopo l’Obon, ogni cosa che non può essere riutilizzata l’anno seguente sale al cielo sotto forma di fumo, bruciata al tempio buddista di riferimento in mezzo alle preghiere.
Un tempo, le cose usate per l’Obon venivano affidate ai fiumi, consuetudine ora vietata, ma in alcune regioni le offerte ormai da eliminare vengono messe su barche fatte con paglia di canapa.

Onestamente non so se qualcuno in Giappone creda davvero che le anime arrivino a casa…
Tuttavia, penso che nutrire l’illusione collettiva di aspettarli e sfamarli sia per tutti, me compresa, un grande privilegio e un’occasione di profonda riflessione.

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